»𝒯𝓊𝓉𝓉ℴ 𝒹𝒾 𝓂ℯ ℯ̀ 𝒾𝓁 𝒻𝓇𝓊𝓉𝓉ℴ 𝒹ℯ𝓁𝓁𝒶 𝓂𝒾𝒶 𝒸ℴ𝓃𝓈𝒶𝓅ℯ𝓋ℴ𝓁ℯ𝓏𝓏𝒶 𝒾𝓃 𝒹𝒾𝓋ℯ𝓃𝒾𝓇ℯ.«

È comune affermarlo, non so quanto accolto nel profondo. Di molte cose ci pieniamo la bocca, sebbene dimostriamo tutt’altro…

Fin quando resteremo ancorati all’esterno, attribuendo fuori di noi la causa dei nostri mali, resteremo sempre impantanati nei nostri loop mentali, continuando ostinatamente a battere le ginocchia sullo stesso gradino.

La vita non si risolve pretendendo che il mondo cambi a nostro piacimento, bensì assumendoci la responsabilità di noi stessi e della nostra esistenza.

Rispondere pienamente di sé stessi presuppone un grande atto di 𝓊𝓂𝒾𝓁𝓉𝒶’. Realizzare vuol dire al tempo stesso accettare. Tuttavia resta 𝒾𝓁 𝒸ℴ𝓂𝓅𝒾𝓉ℴ 𝓅𝒾𝓊’ 𝒹𝒾𝒻𝒻𝒾𝒸𝒾𝓁ℯ, 𝒶𝒷𝒷𝓇𝒶𝒸𝒸𝒾𝒶𝓇𝓈𝒾.

Che ogni nostra scelta è dipesa dallo stato di consapevolezza e autostima del momento è la prospettiva favorevole per intraprendere un vero cammino di conoscenza interiore, in cui ci prendiamo per mano e proseguiamo sulle nostre gambe. Condizione questa favorevole per fortificarci, per emancipare molte paure e vulnerabilità. Cosicché possiamo crescere davvero dalle esperienze, dando il meglio di noi stessi, e possiamo avanzare nel processo di purificazione spirituale.

Quando giungo a una consapevolezza espansa è naturale sviluppare una sana e propositiva considerazione dell’altro. Verso me stesso, invece, accade che sono decisamente meno compassionevole, specialmente se manco di un forte senso di dignità e sano amor proprio, che tutelano, sostengono a considerare il tutto un’occasione di grande crescita.

I successi sono consolidamento, conferme; le avversità sono arricchimento, opportunità di crescere in auto-consapevolezza. Questo più o meno lo mastichiamo, anche se di fronte a porte chiuse d’acchito tendiamo a battere i piedi…

Quando il passato con il suo retrogusto amaro si fa beffa del nostro crescere in consapevolezza, comprensione e compassione, dovremmo scendere nelle nostre viscere laddove si annidano le ferite.

Lasciare andare completamente il passato, arricchiti da esso, è liberarsi nel profondo della sofferenza vissuta, che percepiamo come subita, aspettando un riconoscimento da parte dell’altro, purtroppo spesso invano. La compassione, nel suo valore eccelso, dell’altro sarebbe preziosa per il processo di rinascita, ma sarebbe ingenuo confidare in ciò e comunque non sufficiente. L’unico potere che abbiamo, lo si sa, è “salvare” noi stessi. Il processo di crescita è capacità di mettersi in discussione, prendendosi le proprie responsabilità; un processo intimo, in prima persona, di profondo raccoglimento, volto alla comprensione, accettazione e compassione autentiche.

Prendermi cura delle lacrime ingoiate è innanzitutto riconoscermi il dolore e il merito di averlo sopportato: è un grande atto di amor proprio e, cosa difficile, assenza di giudizio, sia verso me stesso che verso gli altri. La resilienza è abbracciarmi e prendermi per mano, accompagnandomi nel presente, da dove proiettarmi verso nuovi orizzonti.

ℒℯ 𝓁𝒶𝒸𝓇𝒾𝓂ℯ 𝒹𝒾𝓋ℯ𝓃𝓉𝒶𝓃ℴ 𝒹𝒾𝒶𝓂𝒶𝓃𝓉𝒾

𝒸𝒽ℯ 𝒷𝓇𝒾𝓁𝓁𝒶𝓃ℴ 𝒾𝓃 ℴℊ𝓃𝒾 𝓂𝒾ℴ 𝓈ℴ𝓇𝓇𝒾𝓈ℴ.

È comodo delegare la nostra felicità, anziché prendere le redini della nostra vita; tuttavia la prima strada, apparentemente asfaltata, conduce al nulla, mentre la seconda, sicuramente tortuosa, porta al successo, alla piena auto-realizzazione.

 

ℬ𝓊ℴ𝓃𝒶 𝓈𝓉ℯ𝓁𝓁𝒶.

𝒮.𝓈𝒾 🦢

 

Foto copertina di Lisa Runnels da Pixabay.

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