basta dimenarti. infastidisci il mio dolce far niente.

 

 sono incastrata in una grossa ruga, mi vedi?

 

ti sento…

 

da sotto questa coltre spessa e dura?

 

la coltre è la mia pelle, piuttosto un condensato di tenacia e profonda sensibilità, la mia arma di difesa più arguta.

 

di solito è il contrario…

 

è il contrario per chi confonde i punti di forza per debolezze.

 

parli bene tu… sei un gigante, talmente gigante…

 

piccolo no davvero, ma tu devi essere minuscola ai minimi termini… per quanto la tua voce sia stridula e le tue zampe zampettanti.

 

ti prego non schiacciarmi.

 

perché dovrei? quando puoi semplicemente volare via.

 

l’avrei già fatto di corsa, se solo avessi le ali…

 

usa le zampe allora per scendere dal mio muso! 

 

scenderei in un baleno, se solo sapessi come liberarmi e dove andare…

 

dove devi andare senza il tempo di fare conoscenza?

 

io ho da fare, fare e ancora fare! se non finisco il mio lavoro entro il calar del sole, è la fine per me, hai capito? mi devi aiutare a uscire di qui.

 

ah, io ti aiuterei volentieri… mi basterebbe uno starnuto per buttarti giù, ma non so se in realtà ti conviene…

 

in che senso?

 

nel senso che faresti un tuffo in piscina. sai nuotare?

 

scherzi? io sono una formica… io e l’acqua quasi non ci conosciamo neppure di vista!

 

sei una formica? allora esistete davvero?

 

divertente, peccato che io non mi diverta affatto… e tu chi sei? un mammut estinto?

 

sono un ippopotamo.

 

mamma mia! meno male che non ti vedo, sennò sai che spavento!

 

lo spavento è reciproco.

 

mi puoi aiutare?

 

e come?

 

puoi andare sulla terra ferma e farmi scendere… per esempio allargando le tue enormi fauci a toccare terra…

 

adesso?

 

sì! ti ho detto ho già perso troppo tempo!

 

anche il mio tempo è prezioso e per il momento non ho intenzione di ritirarmi dal mio sonnecchiare pomeridiano.

 

ma io non posso aspettare! sarebbe la fine!

 

la fine di cosa? della tua vita!

 

in un certo senso sì. io so solo lavorare, lavorare, lavorare, e quando abbiamo finito con le scorte alimentari, è già tempo di cacciare, se non ci sono guerre di mezzo che incasinano tutto.

 

se una volta ti fermi, cosa può succedere di drammatico?

 

io sono un semplice soldato che sa fare bene il suo lavoro. mi riconosco solo nel lavoro e altro mi sentirei perso. se poi perdessi pure il mio posto tra i compagni, sarebbe proprio la fine, non saprei più chi sono. non posso fermarmi, vorrebbe dire restare solo con me stesso e non avrei alcun argomento di cui parlare.

 

capisco. il tuo problema è davvero grave. ti aiuto a scendere. sono più leggero e libero io di essere e muovermi con la mia mole mastodontica e impacciata, che tu con il tuo corpicino performante e le tue agili zampine. e c’è più pienezza nel mio meditare che nel tuo accumulare. se poi un giorno vorrai imparare a nuotare… sai dove trovarmi!

 

s.si

 

Foto copertina di Comfreak da Pixabay 

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