La vita è così; fuori da ogni umano controllo, eccetto nell’esercizio nobile del libero arbitrio e della responsabilità di scelta. La vita è un grande circo sorprendente; una ruota panoramica, in cui a ogni giro lo scenario cambia; una campana dai rintocchi imprevedibili.

Lo sappiamo bene, eppure spesso tendiamo a dimenticarlo.

C’inganniamo di avere tutto in pugno, permettendoci anche di rimandare il presente al futuro e d’ingerire nella vita degli altri.

Ordiniamo l’esistenza su una linea temporale permanente, confidando in un domani sempre pronto a rispondere alle nostre aspettative.

Nel suo senso comune, terra terra, del domani non v’è certezza.

Sì, ho appena scoperto l’acqua calda! La questione infatti è un’altra.

Nonostante l’acqua calda, continuiamo a comportarci come se lo fosse il domani certo; anche quando la vita ci schiaffeggia in faccia l’amara verità: sul momento barcolliamo, forse, ma presto riprendiamo il solito tram, ricadendo nella routine, non solo delle nostre azioni, anche dei nostri pensieri.

Vivere il presente non vuol dire vivere alla giornata, incuranti e incoscienti di ciò che sarà, se sarà. Piuttosto, lasciar andare il passato consapevolmente, arricchiti di esso, concentrarci sul presente essendo pienamente, con approccio esistenziale propositivo di stare consolidando il nostro futuro. Allora possiamo sentire di aver vissuto, non lasciandoci cogliere impreparati.

Un passato ingombrante è difficile da lasciar andare veramente del tutto, senza che le sue pesanti ombre si ripropongano, condite d’inquietudine e rammarico, aleggiando nell’aria come vecchi fantasmi senza età e ormai stanchi.

Basterebbe liberarsi di questi fantasmi noiosi, rumorosi e invadenti, che ci distolgono da noi stessi e dal nostro eterno presente.

Sparargli addosso equivale a sfidare i mulini a vento, con il solo effetto deleterio di nutrirli della nostra energia, attentando alle nostre risorse. Se li rinchiudiamo dentro all’armadio, non li vediamo e apparentemente neppure sentiamo; ma l’armadio continuerebbe a ingombrare la nostra vita, sussurrandoci sotto sotto cosa contiene al suo interno. Possiamo invece invitarli alla nostra tavola e prenderci confidenza. Inizialmente, probabile, faremmo la figura degli ipocriti, ma poi finiremmo per accettarli per quello che sono… Scopriremmo che sono tutti fratelli, figli della stessa madre: l’emozione Paura, la peggiore sindrome mortale dell’anima.

Diversamente dalla Virtù della Prudenza, la paura è subdola e impietosa. Può indossare la veste dell’ignavia e della remissività, o quella della prepotenza e dell’aggressione; tuttavia gli effetti collaterali sono gli stessi: privazione, abnegazione, arresto…

Riconoscere le nostre paure e accettarle può essere una contromossa efficace: sicuramente avremmo il beneficio di ridimensionarle, smorzando il loro potere suggestivo. Avremmo anche basi più solide per compiere il passo decisivo di comunque agire nella paura: non significa sfidare noi stessi, bensì dimostrare a noi stessi che siamo più in gamba in senso assoluto di quanto pensassimo, fortificando l’autostima e crescendo in auto-consapevolezza.

 

s.si

 

Foto copertina di Enrique Meseguer da Pixabay 

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