«Puoi tornare

Se comprendi che saresti potuto restare.»

«Sei libero di andare

Se senti che niente più ti trattiene a restare.»

 

Le due anafore sono apparentemente innocue, forse anche banali. Agiscono parallele e divergenti, anacronisticamente inverse, suggerendo riflessioni distinte ma interagenti.

 

Nella prima, il destinatario ha ampliato gli orizzonti della Consapevolezza, ovvero le prospettive di vista, rivedendo ciò che è stato da angolazioni maggiormente sferiche, differenti dalle precedenti.

Il soggetto si rende conto che al momento andarsene non era di fatto l’unica soluzione: sembrava esserlo come elaborato del suo Io antecedente. Se paradossalmente fosse stato colui che è, non se ne sarebbe andato, sarebbe rimasto laddove tutto continua ad appartenergli, tra cui il suo stesso respiro vitale. Sarebbe rimasto affrontando i propri fantasmi… prendendosi le proprie responsabilità e riconoscendosi degno, pur rispettando l’integrità dell’altro.

Allora puoi tornare, dal momento che andartene, per i mezzi di cui disponevi, era l’unica via percorribile per comprendere l’importanza della tua casa e l’importanza di te stesso in relazione alla tua casa:

«andartene è servito per comprendere che il tuo posto in realtà era dove già ti trovavi».

 

Riguardo la seconda, libero nel senso che la persona è in uno stato incondizionato, totalmente svincolato dalla realtà corrente, percepita con disinteresse nel bene e nel male.

Ciò che circonda lascia del tutto indifferente, senza suscitare alcun sentimento o emozione. Neppure è stimolo di cambiamento o quant’altro.

La persona è risolta. Non ha più argomenti per restare e va bene così.

Altrimenti, andandosene, la persona lascia qualcosa, qualcuno, in sospeso: prima o poi dovrà, se non fare ritorno… almeno ripassare di lì.

Ripassare di lì può anche voler dire ritrovarsi sì altrove ma in una condizione ripetitiva: il fenomeno per cui «sembra» di rivivere sempre le stesse dinamiche, gli stessi copioni… Quando accade, nelle precedenti esperienze analoghe, non ci siamo spinti fino in fondo per apporre la parola

Fine o per Sempre.

s.si

 

Foto copertina di Abel Escobar da Pixabay 

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