Nel nostro cammino facciamo continuamente conoscenze. Mi riferisco a persone ma anche idee ed esperienze. Alcune le facciamo nostre, altre le cestiniamo. Comunque tutto è preziosa opportunità per evolverci in consapevolezza e avvedutezza.

Di fronte a impressioni e informazioni, vissute direttamente sulla propria pelle, è spontaneo prendere una posizione, avvalendosi della propria lungimiranza. Più complesso è scandagliare le profondità di induzioni che non possiamo saggiare. Tuttavia porsi aperti e flessibili verso l’impalpabile permette di cogliere ciò che risuona nella nostra anima, di sviluppare una fede intima veramente sentita, nonché l’espressione originale autentica del Sé.

Nel mio avanzare ho conosciuto la teoria mistica per cui scegliamo i genitori in base al nostro intento d’incarnazione. È una visione delle cose che difficilmente lascia indifferenti, soprattutto se il rapporto è conflittuale. Inizialmente l’ho archiviata nel mio limbo conscio. Col tempo l’ho fatta propria, seppur in fondo, in fondo, mi sono riservata una porticina di fuga…

Se tutto è parte di un disegno superiore ben preciso, ci può stare che non sia l’estro di Madre Natura a decidere la progenie. Da qui ad accettarlo, però, c’è un po’ di “autostrada” da fare, laddove le relazioni parentali sono poco idilliache. Anche se, proprio nei casi di disagio, sarebbe utile valutare questa prospettiva. La percezione della situazione in sé naturalmente si capovolgerebbe e avrebbe il riscontro positivo di indurre a nuovi spunti di riflessione: la persona nel ruolo di figlio si dà la possibilità di comprendere e quindi fortificare le proprie vulnerabilità, di assumersi le proprie responsabilità e di coltivare la virtù della compassione insieme all’assenza di giudizio.

I genitori, nel bene e nel male, presenti o no, comunque vada, condizionano la nostra esistenza in modo determinante. Indipendentemente dalla loro personalità, giocano un ruolo fondamentale e decisivo. A livello ideale ci si aspetta da loro amore incondizionato e sostentamento, almeno fin quando non è raggiunta la maturità dell’autosufficienza. Sono investiti del compito di custodi educatori e maestri di Vita, che prendono per mano accompagnando il figlio sulla cima del promontorio, da cui spiccare il volo in piena libertà e autonomia. All’atto pratico, terra, terra, spesso i legami genitori figli divergono dalle attese, per motivi disparati, con effetti più o meno deleteri, sviluppandosi molteplici dinamiche fin troppo estrose, tante quante la sconfinata variabilità della natura psichica umana. La ragione di tale incongruenza dipende soprattutto, probabilmente, che diventiamo genitori senza esserlo dentro, con il sovraccarico delle nostre vulnerabilità, insicurezze, frustrazioni e mancanze. Sebbene neppure la vocazione autentica ci preserva dalla imperfezione e limitatezza intrinseca alla natura umana. Ed è vero che, in un ordine “normale” delle cose, molto dei genitori si comprende quando lo si diventa.

Dovunque stia la verità, noi figli non siamo solo “vittime” impotenti, succubi passivi nel bene e nel male dell’ambiente in cui nasciamo e cresciamo; anche noi facciamo la nostra parte. Difatti i figli di stessi genitori sviluppano generalmente personalità diverse. Nasciamo con una propria, originale, indole animica, reagendo soggettivamente agli stimoli esterni. L’entourage familiare ci condiziona indubbiamente, ma non a senso unico: l’interazione tra i vari componenti è reciproca e sinergica, si compenetra vicendevolmente.

La realtà circostante ci risponde fungendo da specchio. Esistono molte argomentazioni convincenti e autorevoli sull’argomento. Da questo presupposto, è molto plausibile, considerato il ruolo chiave dei genitori, che la Vita ce li ha messi accanto perché ci aiutino a crescere in auto-consapevolezza, per cui sicuramente ci stanno mostrando qualcosa di noi per noi. In questo contesto poco convince che la combinazione genitori-figli sia una questione di casualità…

Tuttavia le relazioni genitori-figli problematiche non devono essere lette a livello karmico come una punizione o colpa da espiare; bensì come un’opportunità, che, per quanto dolorosa, ci siamo dati col fine di crescere in consapevolezza ed emanciparci a condizioni esistenziali superiori.

Di fronte a eventi drammatici, ad abusi e soprusi di potere, resta umanamente inconcepibile, comprendo benissimo, l’idea che nonostante tutto, in qualche modo, ce la siamo cercata, per un disegno divino superiore che sfugge alla logica umana. Il mio rispetto per la sofferenza di ognuno è totale.

 

𝒮.𝓈𝒾 𝒞ℴ𝓃𝓈𝓊ℯ🗝️ℴ

 

Foto copertina di Sarah Richter da Pixabay.

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