𝒞𝒽ℯ ℴ𝓁𝓉𝓇ℯ 𝓁𝒶 𝓂ℴ𝓇𝓉ℯ 𝒸’ℯ̀ 𝓁𝒶 𝓋𝒾𝓉𝒶 è un assunto che difficilmente comprendiamo con la logica della mente e possiamo dimostrare a tavolino. Possiamo “solo” accoglierlo da dentro, ponendoci in ascolto incondizionato e sintonizzandoci sulle frequenze silenti dell’anima universale, che tutto abbraccia e ispira.

Sono 𝓁ℯ 𝓋ℯ𝓇𝒾𝓉𝒶´  𝓇𝒾𝓋ℯ𝓁𝒶𝓉ℯ che riconosciamo con l’altro occhio, quello interno; oppure accantoniamo poiché evanescenti, distanti dalle nostre convinzioni; altrimenti rifiutiamo a prescindere, troppo assurde. Diamo loro almeno il beneficio del dubbio… rispettandole in quanto possibili, dal momento che neppure sono verificabili e comprovabili come impossibili. Indubbiamente affascinano per il carattere sublime e arcano, inaccessibile al sapere terreno, trascendendo l’apparenza e la staticità fisica, eppur custodendo l’eternità… Tra queste, ci sono le varie teorie sul fantomatico destino.

Se ci consideriamo quaggiù esseri spirituali in cammino per una precisa volontà evolutiva, la propria missione di vita è la meta da conseguire. 𝒟ℯ𝓈𝓉𝒾𝓃ℴ assume la valenza di “destinazione predefinita”, concordata prima d’incarnarsi in questa dimensione.

Ammesso che siamo eterni e qui “solo” di passaggio per un intento stabilito, è plausibile che ci siamo equipaggiati di un bagaglio e di una cartina stradale. Il bagaglio è l’indole animica e funge da bussola interiore di riferimento per la sopravvivenza; la cartina è una sorta di canovaccio del proprio percorso terreno, costellato di prove da sostenere e di lezioni da apprendere.

Il bagaglio contiene i nostri doni da portare quaggiù, insieme alle risorse, le potenzialità e le virtù da attingere. La cartina è invece paragonabile a un sussidiario, sommario delle mancanze e dimenticanze da integrare e radicare; soprattutto verso sé stessi: questa vita è innanzi un’esperienza individuale volta al successo intimo; in seconda battuta, interagendo con l’altro, compartecipiamo a un gioco di specchi, in cui ognuno è al contempo attore e spettatore, atto sia a mostrare che recepire messaggi subliminali per l’emancipazione spirituale soggettiva e collettiva.

In questo contesto rientrano le varie professioni sul karma, ampiamente discusse con cognizione di causa in ambiti decisamente più autorevoli di questo. Non mi permetto di scendere nel dettaglio, limitandomi a condividere una teoria che considero interessante e che in un certo senso avvalora la tesi della cartina: il karma visto come personale curriculum esperienziale, per liberarsi delle passate sofferenze e frustrazioni, accumulate e soffocate; il rapporto interpersonale come opportunità di scambio sinergico, reciprocamente formativo. Comunque rispondiamo dei pensieri, delle intenzioni, opere e omissioni verso noi stessi e nei confronti dell’altro; anzi proprio nell’assumerci le nostre responsabilità possiamo veramente evincere le prove della Vita, crescere in consapevolezza ed emanciparci.

La cartina rappresenta dunque il tracciato del percorso a ostacoli da risolvere: di lì dobbiamo passare per ottimizzare la nostra performance esistenziale. La mappa non comprende solo il piano di studi, anche il cast del nostro film, di cui siamo protagonisti. Al tempo stesso siamo attori non protagonisti delle commedie altrui, con ruoli più o meno significativi. È un intreccio finemente costruito ad arte, per comporre un gruppo di sostegno, basato su strategie di crescita comuni.

Spesso ho avuto la sensazione che di lì dovevo comunque passare… Agli albori della mia carriera professionale sono mancata a un colloquio di lavoro senza avvisare. Credevo sarei stata cestinata, consapevole di aver dato un’immagine molto discutibile. Tuttora mi è inverosimile: dopo qualche settimana sono stata di nuovo contattata. L’ho interpretato un segno inequivocabile del “destino”.

In tutto questo dove si colloca il sentimento del libero arbitrio, che da sempre riempie e suggestiona gli animi umani? Il libero arbitrio è indubbiamente uno dei capisaldi sacri dell’esistenza universale, su tutti i livelli, che salvaguarda l’incolumità e la sopravvivenza dell’essere in divenire. Di lì dovevo passare, ma come e in quanto tempo ci sono passata è dipeso da me. Sono io che, nel bene e nel male, me la sono giocata, ottimizzando o meno l’esperienza per il mio bene ultimo.

Seguendo queste fila sembrerebbe che la Vita sia essenzialmente un percorso di studi. Scegliamo l’indirizzo, il piano e i compagni di studio; dopodiché scendiamo in campo e ci giochiamo la partita in divenire. Il successo finale dipende unicamente da noi, dalla nostra lungimiranza  e performance.

ℬ𝓊ℴ𝓃𝒶 𝓈𝓉ℯ𝓁𝓁𝒶 𝓃ℯ𝓁 𝒸𝒶𝓈𝓈ℯ𝓉𝓉ℴ💫

𝒮.𝓈𝒾 🦢

 

Foto copertina di Lisa Runnels da Pixabay.

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