cosa c’è al dis-ordine del giorno?

«Rispetta sempre e se puoi ama tutti per amore di Dio, ma guardati dal riporre perdutamente in loro la tua fiducia; altrimenti finirai per avere un amaro disinganno…

Credere in qualcuno (o anche in qualcosa) ciecamente è trasferirgli indirettamente il potere di condizionare la tua vita, di ferirti e deluderti; ovvero è cedergli la tua forza vitale.

Venerare e idolatrare qualcuno o qualcosa è maggiormente deleterio, poiché vuol dire anche porlo al di sopra di te, distogliendoti dal tuo vero Sé unico e autentico!» (www.scarabeolibro.it)

reflex…

Delegare la nostra unicità è una menomazione masochista. Perdiamo la preziosa occasione di realizzare pienamente l’opera eccelsa di noi stessi, falsando l’impronta del nostro passaggio da queste parti, che non vuol dire necessariamente salvare il mondo. Anche il semplice immenso gesto puro di una carezza sprigiona l’amore e la bellezza, che ogni volta innalzano la frequenza vibrazionale del pianeta Terra.

hmmmm……

Nella civiltà contemporanea cosmopolita, ogni distanza è azzerata da potenti strumenti di trasporto e comunicazione. I benefici inestimabili e le controindicazioni sono argomentati eloquentemente su larga scala. Sottovalutiamo gli effetti collaterali, subliminali, delle forme pensiero elementali, che assuefacciamo da protesi mediatiche, di cui siamo ormai portatori cronici. Siamo vulnerabili nella misura in cui ci illudiamo di poterle spegnere quando vogliamo.

Le scatole informatiche sono piccole streghe stupefacenti e incantevoli; inizialmente, probabile, per il loro carisma rivoluzionario sco-involgente, dimostrandosi mezzi tendenziosi straordinari.

Il loro potere suggestivo non siede sulle poltrone della stanza dei bottoni, piuttosto dipende dall’autorità dispensatrice di verità che conferiamo alla rete.

Le forme pensiero sono onde vibrazionali informative, energia potenzialmente creativa; strutturano il nostro corpo eterico, condizionando il nostro cerchio vitale. Se indotte, possono distorcere la percezione di noi stessi e dell’altro, compromettendo la nostra individualità e autenticità.

Un espediente, con tutte le attenuanti del caso, è nell’approccio con cui ci relazioniamo alla rete. Un approccio attivo e critico è salutare, sebbene insufficiente se pecchiamo di stabile autostima, integrità e dignità, ma questa è un’altra intervista…

click .…

La rete può essere una preziosa insostituibile fonte di ispirazione, una musa con cui interagire per approfondire la nostra essenza intima, al fine di esprimere e compiere il meglio autentico di noi. Un interscambio costruttivo, da cui trarre la matrice per scolpire la nostra vita con le nostre mani. Acquisto un fermaglio perché mi rispecchia veramente ed è pura gioia creativa interpretarlo secondo il mio stile e umore, non quello freddo di un mausoleo…

Una volta imparato a camminare con le proprie gambe, non abbiamo bisogno di un magnate che ci comandi come farlo. Lo stile del nostro portamento ci appartiene in modo esclusivo e lo affiniamo crescendo in auto – consapevolezza. La rete in tal senso è un importante archivio tascabile da consultare e ponderare, ma non acquistare a scatola chiusa. Questo vale per ogni ambito della nostra esistenza.

Zzzzz…

La rete prodiga medicamenti miracolosi che inducono magistralmente in tentazione. Ci esonerano dalla responsabilità di prenderci carico e cura di noi stessi, affidando ad altri o altro la risoluzione della nostra esistenza. La rete svende pacchetti standard di vita, imballandoli come il meglio a cui poter ambire. Ci confondiamo che rappresentino l’autorealizzazione massima. In realtà questa è soggettiva; non si trova sugli scaffali del supermercato. Siamo noi che la dobbiamo edificare con le nostre forze e risorse, esperienze e delusioni, i nostri successi e insuccessi, giorno per giorno, imparandoci a conoscere, onorando il dono della vita, il suo presente, accogliendoci nell’intento di migliorare in divenire e coltivando la lungimiranza con umiltà.

dip dip…

Accusare il sistema di strumentalizzare le nostre vite è tuttavia riduttivo, improprio e incompleto. La responsabilità di un’esistenza autentica o appiattita è sostanzialmente nostra.
Prima dell’avvento della rete le persone si lasciavano lo stesso trascinare e influenzare, con la sola piccola differenza che gli squali disponevano di armi coercitive a minor raggio d’azione, per cui dovevano accontentarsi di una platea locale anziché mondiale. Sua maestà sul piedistallo è sempre esistita, poiché esistono persone che ce la mettono.
Il sistema che spesso critichiamo, quando non salvaguarda il nostro orticello, è tale nella misura in cui siamo noi a permetterlo. Ci consideriamo delle vittime e al contempo aspiriamo a partecipare al banchetto dei nostri presunti carnefici, alimentando il sistema stesso… Al sistema va benissimo. Pur anche contestandolo, lo nutriamo passivamente. La
nostra insofferenza è sterile,
mancando di una vera e propria presa di auto-consapevolezza
e conseguente responsabilità personale e collettiva.

Quando rispondiamo della nostra individualità a pensare, intendere e agire, ci risvegliamo e usciamo dall’indotto forzato, per scorgere orizzonti più ampi, persino alternativi, nuove primavere… Potremmo davvero risanare le nostre vite e di riflesso opereremmo per il benessere comune.

ahem!

Abbiamo fondamentalmente lasciato che il miraggio dei beni materiali ci corrompesse, nell’illusione che l’ostentazione potesse colmare i nostri vuoti, disagi e insoddisfazioni interiori. Proiettandoci all’esterno, evitiamo di comprendere, integrare e sanare le frustrazioni. È meno faticoso imbellettarle di apparenza luccicante e vomitarle all’esterno sotto forma di esercizio del potere.

Scuotere le pavimenta di questa tendenza suicida è fruire della libertà di scelta in quanto sacra, inviolabile e intoccabile (naturalmente se e solo se nel rispetto reciproco assoluto!).

La libertà di scelta autentica è essere protagonista artefice assoluto di sé stesso e del proprio destino; è riconoscere e assumere fino in fondo le proprie responsabilità; è consapevolezza pura di sé e quindi dell’altro.

La persona autoconsapevole lo è anche delle proprie vulnerabilità, dipendenze. Libertà di scelta e auto-sufficienza sono due grandezze direttamente proporzionali.

Demonizzare la società corrente, indossando i panni della candida vittima, è vano; la differenza è nell’onorare ognuno la propria responsabilità di scelta, cosicché il benessere personale costruisca il benessere collettivo e viceversa il benessere comune coltivi il benessere del singolo.

gasp!

«Non mi meraviglierei… se gli alveari fossero celle frigo, in cui conservare carcasse umane da servire, come cibo in scatola, sulla tavola dei Signori Oscuri. Prima che all’esterno, il cambiamento bisogna cercarlo e attuarlo all’interno di noi, rompendo gli schemi rigidi e i programmi fuorvianti e limitanti, che bloccano il nostro progredire come esseri umani nel mondo. Se non partiamo da noi stessi non possiamo pretendere che il mondo risponda al nostro desiderio di un’esistenza migliore.» (www.romanzoelementale.it)

vrrr…

 

(Foto di Arek Socha da Pixabay)

 

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