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Salotto psichedelico

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Ore 9,00 arrivo a Stonehenge. Momento ideale, prima che orge di turisti, trasportati da pullman, invadano la biglietteria, costringendo a file assurde e “disturbando” la perfezione surreale e l’armonia eterea di questo luogo senza tempo, né spazio, oltre i confini materici… laddove il mondo concreto s’interrompe, varcando la soglia del sentiero circolare intorno agli enormi massi, ancora straordinariamente e sorprendentemente in piedi sotto il peso millenario dei nostri sguardi increduli e curiosi.

Mentre automobili percorrono indisturbate la statale a pochi passi, esisti solo tu e la sensazione unica di assoluta comunione con il Tutto, che è paradossalmente totale alienazione da tutto ciò che oltre ti circonda, in completo isolamento: se lo sguardo si concentra sulla struttura, tutto il resto per magia cessa di esistere e ti senti tutt’Uno con l’Infinito.

Numerose speculazioni e ipotesi ruotano intorno al mito di Stonehenge, intriso di mistero e leggenda, che certo il luogo non bisogna di presentazione. Di questo sito, prediletto da studiosi e ricercatori, molto è stato detto, molto ancora si continuerà a dire. Qualunque sia l’autenticità storica che si nasconde dietro le sue vestigia, probabilmente come spesso accade, un po’ della sua verità sta in tutte le teorie postulate sul suo conto e in nessuna di queste. Tuttavia, in un mondo dove tutto è relativo, sarebbe fuori da questo contesto schierarsi da una o dall’altra parte, lasciandosi andare a deduzioni fondamentalmente fini a sé stesse. Sicuramente, ivi si concentra un campo di “energie sottili” d’insolita e “superiore” intensità vibrazionale, in cui mente, corpo e spirito si rigenerano, recuperando uno stato psico – fisico di equilibrio e armonia interiore. Che ci sia il sole, che ci sia il vento, la pioggia o le nuvole, Stonehenge è un portale d’accesso ad altre dimensioni, dove la realtà circostante svanisce di là della nostra percezione, dove è possibile trascendere la nostra condizione terrena e ricongiungersi con l’Assoluto, con ciò che è oltre l’apparenza della finitezza materica…

Luogo di passaggio, espressione dell’Essere nel suo divenire verso il ricongiungimento con Dio. Qui passato e futuro si fondono nell’attimo presente che è Eternità senza confini spazio-tempo, creandosi un varco che annulla le distanze.

Luogo estrinsecazione dell’essere uomo nel suo temporaneo transito terreno, della morte come accesso ad altre estensioni dell’esistenza, come metamorfosi che è divenire, che è ricongiungimento con ciò che di più profondo e divino alberga in noi, che è ritorno all’impulso madre primordiale di massima e totale potenza creativa, laddove la relatività dell’Essere si dissolve, ritornando tutt’Uno con l’Assoluto, attraverso il processo evolutivo di Comunione, Comprensione, Compassione.

La vicinanza della strada e le dimensioni ridotte dei massi rispetto ai grandangoli, cui da sempre ci hanno abituato le immagini e le riprese dei documentari, creano un attimo d’iniziale delusione, mista a scetticismo, subito dimenticata nel momento in cui ci s’incammina lungo il perimetro del monumento, stregati da un indefinibile magnetismo che ivi si sprigiona, in questo luogo dove pare concentrarsi, con particolare intensità e vigore, forze della Natura, sottili sinergie superiori, che ancora oggi sono avvolte dal mistero. Questo luogo etereo si allontana a sud dai paesaggi romantici dell’East Midland… tuttavia chi non può tornarvi in altro tipo di viaggio, magari più incentrato sulla costa, è comunque da non perdere, almeno una volta nella vita, per l’irripetibile e unica sensazione di profonda, intensa, unione e pace con ciò che di più grande, immenso e sconfinato è oltre la nostra piccola dimensione e condizione terrena.

 

𝒮.𝓈𝒾 𝒞ℴ𝓃𝓈𝓊ℯ🗝️ℴ

 

Foto copertina di 10727361 da Pixabay.

L’Ordine cosmico si esprime attraverso molteplici linguaggi.
Ogni linguaggio universale è un’arte.
L’arte dei numeri è anch’essa espressione della matrice divina e architetta l’Intero esplicandosi in ogni suo piano.

La formula matematica di Fibonacci è la traslazione in alfabeto numerico del meccanismo del Divenire. Il Divenire è il perenne moto espansivo dell’Assoluto.

Il Tutto avanza contemporaneamente, simultaneamente e costantemente. L’Intero comprende anche l’Origine, la condizione precedente al meccanismo del Divenire, da cui il Tutto stesso ha avuto inizio.

All’origine vi è l’Assoluto in perfetto equilibrio statico. Mente intelligente, energia pura ferma su se stessa. È l’Ordine implicito dell’Intero. Si ha un perfetto equilibrio che è stasi concentrata e incentrata su se stessa.

Chiameremmo questa condizione, questa matrice intelligente inconsapevole, quiete assoluta, che è equilibrio armonico, essenza statica perfettamente controbilanciata, inattiva, senza pensiero, senza volontà e soprattutto senza consapevolezza.

L’Ordine implicito semplicemente è ed è eterno in una condizione di non tempo, non spazio, non profondità, non luogo, non pensiero e non consapevolezza.
Si tratta di un enorme al tempo stesso infinitesimo magma energetico statico potenzialmente creativo.

Alla condizione di stasi accentrata sopraggiunge lo stato di Genesi. Fondamento della Genesi è il principio della Contemplazione: Dio incentrato su se stesso, contemplando se stesso, giunge alla piena consapevolezza di Sé, che è il fattore scatenante il Divenire.

La formula matematica di Fibonacci è l’espressione numerica del meccanismo del Divenire universale, che scaturisce dal principio della Contemplazione e che porta alla piena Consapevolezza e quindi alla Genesi. Ne consegue anche il pensiero creativo. Il pensiero in quanto pura energia creativa è implicito nell’atto di osservare.

La successione di Fibonacci è 0 1 1 2 3 5 8 13 21…

0+1=1  1+1=2  1+2=3  2+3=5  3+5=8  5+8=13  8+13=21  13+21=34 …

* “Zero” (Ordine implicito) è componente l’Assoluto in Divenire ma è preesistente al meccanismo del Divenire stesso; infatti l’interazione (somma) dei “numeri in gioco” parte dal risultato “Uno” (Identità Consapevole).

In origine c’è ‘0’. Zero è ‘Dio che contempla se stesso’.
Il principio della contemplazione, insito nell’ordine implicato primordiale, porta alla consapevolezza di sé, quindi all’Uno in quanto identità.
Attraverso la contemplazione di se stesso che conduce alla consapevolezza di Sé, Dio incentrato su se stesso si sdoppia, si scinde, in entità osservata (0) e identità osservatrice (1), proiettando se stesso all’esterno. Ne deriva il principio della dualità (Tao).

‘0’ è Dio in quanto Intero assoluto.
‘1’, il numero della causa prima, è Dio consapevole di sé.
«… l’uno non è un numero bensì genesi, principio e fondamento di tutti gli altri numeri.» (Köbel, 1537)
‘2’, il numero della polarità o separazione, è Tao, formato da due input divini: uno primordiale tendente alla conservazione di Sé in origine e uno consapevole tendente all’espressione ed espansione del Sé.

Dio si specchia in se stesso, si contempla, e osservandosi prende consapevolezza di Sé (0+1=1): Dio diviene anche altro da Sé.
Ne deriva il principio della dualità (1+1=2 in cui 1-1 = 0-rigine), poiché si determinano due forze progenitrici dell’Essere, due input vitali pari e contrari, uno propenso alla conservazione e uno all’espansione.

‘3’, il numero della sintesi completa, rappresenta l’integrazione, che non nega la precedente separazione, bensì la supera, andando oltre la contrapposizione del ‘2’. È il concetto di Dio Uno e Trino. Dio è Uno che prende consapevolezza di sé manifestandosi attraverso l’atto della creazione.

In sintesi…
‘0’ è Origine assoluta.
‘1’ è Genesi.
‘2’ è Dualità.
‘3’ è Spirito divino creativo in divenire (Spirito Santo).
‘5’ è emblema del principio della divinità di tutte le cose. È il numero dell’anima.
‘8’ rappresenta il processo del divenire determinato dalla natura duale dell’esistenza e proteso all’infinito, alludendo altresì all’equilibrio cosmico.
‘13’ è espressione del principio del divenire che si manifesta. È manifestazione non finita ma aperta, dinamica, relativa. È Uno che si manifesta attraverso lo Spirito Santo. ‘13’ è anche 1+3=4 il numero dell’ordine materiale.
‘21’, la perfezione, è il principio della dualità che tende al ritorno all’Uno (2+1=3).

La successione numerica di Fibonacci si esplica in modo che ogni numero in sequenza sia la somma dei due numeri precedenti. È il concetto del Divenire che è processo dinamico in espansione conservando Tutto ciò che è.

Il Divenire comprendendo il ‘passato’ si apre sul ‘futuro’; è una somma che avanza contenendo Tutto ciò che è: la formula di Fibonacci è una successione in progressione, equivale a dire che ogni numero della serie è la somma, integrazione, dei due numeri precedenti e i valori precedenti a sua volta contengono gli antecedenti. Ossia ogni numero della serie contemporaneamente comprende i precedenti ed è compreso dal numero successivo. È il principio fondamentale del Divenire che garantisce la continuità del Tutto.

Il Tutto avanza in espansione contemporaneamente, continuamente e permanentemente in ogni suo elemento costituente: il Tutto è nell’attimo presente.
Ecco perché l’Eternità è nell’attimo presente.

È il principio dell’Eternità nel qui e adesso. Nel qui e adesso c’è il Tutto.

Nella costruzione di Fibonacci ogni numero è un ‘mattoncino’ del grande disegno universale. I mattoncini s’incastrano poggiando gli uni sugli altri. La loro progressione è aperta all’infinito, non ha fine, perché infinita è l’espansione della Vita, che si esplica in moto solo apparentemente caotico, seguendo in realtà un ordine armonico che sovrintende l’interazione delle forze in gioco.

I principi fondamentali che entrano in atto nel meccanismo del Divenire sono il principio della Contemplazione, il principio della Consapevolezza attraverso la contemplazione e il principio della Dualità, che scaturisce dall’osservazione e conseguente sdoppiamento dell’Essere.

La Dualità è un concetto cardine del Divenire, poiché crea quella tensione di forze in gioco che determina il dinamismo. Altrimenti il sistema, che tende all’equilibrio assoluto, ritornerebbe a un perfetto stato armonico di quiete, precludendo l’evoluzione dell’Universo.

Nell’equilibrio statico non ci potrebbe essere la Vita così come noi la conosciamo e intendiamo. L’evoluzione esistenziale necessita di dinamismo, che è dato dall’interazione degli “opposti”.

 

Foto copertina di Casey Pilley da Pixabay

Viviamo in un mondo a colori relativo, ordinato dal principio del libero arbitrio e dal potere creativo del pensiero, in cui tutto è vero e il contrario di tutto, dipendentemente dal punto di vista e dalla prospettiva di osservazione, la cui natura definisce la realtà.  La verità assoluta non è di questo mondo. La realtà ha una connotazione soggettiva. Dunque, paradossalmente, qualsiasi teoria avanzata a esplicare il significato profondo della “successione di Fibonacci” assume un valore relativo più o meno potenzialmente corrispondente alla verità assoluta, che comunque nella sua interezza resta un mistero “per noi comuni mortali”…

Indubbiamente prendere coscienza dell’accezione poliedrica magica e geniale, emblema di armonia assoluta, propria della “successione di Fibonacci”, è già di per sé l’ennesima conferma per l’animo umano di non essere solo, ma parte di un disegno divino di suprema bellezza e perfezione.

 

In principio c’è il Nulla, non nel senso di assenza di vita, ma nel senso di vita inconsapevole.

Il signor Nulla è incommensurabile, impalpabile e indefinibile. Vive “tutto solo” ignaro sia di essere che di esistere. In un angolo dell’universo sconosciuto semplicemente ‘dorme’, sprofondato su sé stesso in uno stato sospeso di non vita e in una condizione di alienazione statica.

Il signor Nulla è pura energia dormiente e al tempo stesso è potenziale energia creativa inconsapevole della propria potenzialità di esistenza. In questa condizione di ‘letargo’ accade qualcosa di sorprendente. L’energia potenziale di creazione, coesistendo, determina una tensione e nella mente del signor Nulla scaturisce una scintilla che diviene luce, che diviene sogno. La scintilla di luce accende una visione…

Il signor Nulla ‘vede sé stesso’, destandosi dallo stato dormiente.
È stupefatto. Chi è? Dove si trova? Cosa succede?
Improvvisamente è in uno stato di coscienza alterata, quando una persona si risveglia da un lungo coma e, frastornata, confusa, non ricorda niente di sé stessa, non sa chi è e non sa dove si trova.

Il signor Nulla è magma primordiale di energia vitale che, coesistendo su sé stessa, entra in ebollizione, verificandosi uno stato di tensione vitale. Il conseguente risveglio spinge il signor Nulla alla contemplazione di Sé, giungendo alla consapevolezza di Sé. Non è più il signor Nulla ma diviene il signor Uno.

Contemplando sé stesso, il signor Uno vede riflesso sé stesso come in uno specchio, determinandosi un rapporto di dualità.
L’Uno si specchia e vedendosi riflesso diventa duale, quindi proietta sé stesso all’esterno.

Lo stato di proiezione all’esterno e di consapevolezza produce una forza travolgente, il bisogno di espressione, che porta all’espansione e alla manifestazione.
Ecco che il signor Nulla divenuto il Signor Uno comincia a creare un Mondo a sua immagine e somiglianza, che non è che l’espressione di Sé. Nella sua mente prendono forma i pensieri che accendono un Universo. È un meccanismo in espansione e continua crescita.

Il signor Uno diviene Due, diviene Tre, diviene Universo, diviene Infinito, attraverso il meccanismo del Divenire, che è manifestazione espansiva protesa all’Infinito.
La manifestazione dell’Infinito tende contemporaneamente a ritornare all’Uno… Tende all’Unità e comprende l’Unità senza però mai raggiungerla completamente, altrimenti si ripristinerebbe lo stato primordiale…

La formula di Fibonacci è emblema delle fondamenta del Principio di Tutto ciò che è.

 

(vedi articolo successivo «0+1= Φ»)

 

Foto copertina di Garik Barseghyan da Pixabay

Le risposte ai problemi sono interne, nella zona dell’anima incontaminata.

Raccogliete le mani sull’addome (volontà) o sul plesso solare (sentimento) o sulla gola (comunicazione): su uno dei centri energetici principali della persona, secondo la tipologia del disagio che intendete armonizzare.

Immergetevi in voi stessi, conservando un contatto assoluto.

Mettetevi alla guida di un’automobile sfolgorante, quella dei vostri desideri. Inserite la retromarcia “indietro tutta”, ricongiungendovi al bambino che è in voi.

Sintonizzatevi sulla circostanza, oppure emozione, percezione, correlate alla difficoltà che state vivendo e volete evolvere: l’io bambino si vede proiettato in grande nel contesto da risolvere. Mantenendo la proiezione mentale, come un file aperto su uno schermo, ripetete a voi stessi il mantra dell’equilibrio, che può essere anche dell’armonia, o del benessere supremo…

Sull’immagine compare equilibrio lampeggiante, fin quando l’immagine stessa da dietro scompare, mentre permane la scritta… A poco a poco lasciar andare il tutto.

Affidatevi alla vostra scintilla divina, che “saprà cosa fare” al fine di recuperare lo stato ottimale relativo alla difficoltà in oggetto.

Concludete ringraziando l’energia vitale che accende tutto ciò che è. La Gratitudine è una delle forze universali capitali, importante nei processi di radicamento: è un passo fondamentale dovuto a sé stessi e all’Universo, in segno di rispetto verso il dono sacro della Vita.

Fare retromarcia al bambino interiore non è la soluzione… umilmente è un possibile esercizio psichico, in sostegno al processo di auto-guarigione in divenire. In particolare, è una risorsa a cui poter attingere sul momento, per recuperare un atteggiamento prospero verso sé stessi e la vita in sé. Una risorsa che può andare a integrarsi con altre cure per l’anima.

Interessante è considerare il tutto nella variante di meditazione atta a manifestare… In questo caso ci sintonizzeremo sul fine e il mantra sarà quello del successo…

 

Foto copertina di Arturo Mesta da Pixabay

…

«Vi sto parlando da una nave satellite di salvataggio in rotta su Freedom. Torno a voi per portarvi un messaggio di luce e speranza, lo stesso che ha condotto seicento Verniani in viaggio per la Terra Promessa di Allerheiligen, perché anche voi possiate scegliere tra una vita costruita ad arte dal Potere e una vita di amore e comunione da ricostruire nella Terra Promessa di Allerheiligen. Le mie non sono le parole di una folle, bensì parole di verità, un’altra verità, diversa da quella artificiosa del Potere, ma non per questo senza fondamento. Comprendo che la vostra fiducia in me non sia quella di un tempo e che sia difficile accettare senza riserve queste mie parole, già di per sé incredibili. Sono consapevole che su Freedom mi attende ostilità e promessa di condanna a morte, ho scelto comunque di tornare, non certo da vittoriosa, neppure da sconfitta, spinta dalla speranza nella vostra grandezza d’animo, certa che, nonostante tutto, nonostante le apparenze, ascolterete la mia verità. Solo allora io mi rimetterò con serenità alla vostra volontà, dal momento che tutto il possibile è stato fatto in onore non solo alla mia causa, ma anche a quella di Freedom. Innanzi mi riprendo il diritto a un regolare processo delle accuse riservatemi senza possibilità di difesa. Avrei potuto unirmi ai Verniani in viaggio per Allerheiligen, ho scelto la via di Freedom per riscattare la mia persona ai vostri occhi e per portare la Settima Verità alla vostra attenzione, non dimentica dell’affetto, della stima e della fiducia che sempre mi avete dimostrato. Lo faccio per riconoscenza a voi, per rispetto alla mia persona e per amore di mia sorella, anche lei nelle mani occulte del Potere. Chiedo di essere ascoltata senza pregiudizi e solo allora giudicata, non dal Potere né dal Consiglio degli Anziani, avendo essi, seppur con modi discutibili, già sentenziato contro la mia persona, ma dalla giuria Vostra secondo lo Statuto Undicesimo di Freedom. Non temo il verdetto, temo che non sia fatto tutto il possibile per dare all’umanità un’altra chance. Per questo sono qui e ho bisogno anche di voi. Confido in voi perché Freedom dia una seconda possibilità di riscatto sia a me che a sé stesso…»

…

«Popolo di Freedom mi rivolgo a voi con cuore sincero. Sono un ex comandante strappato alla divisa e ai suoi affetti più cari. Non ho più niente da perdere se non onore e dignità. Per questo mi apro a voi senza alcuna omertà, consapevole di essere una voce isolata contro uno status quo difficilmente intaccabile e senza prove concrete inequivocabili da addurre. Non importa, vado fino in fondo alla mia scelta, sostenuta dalla fede nel cambiamento. Io credo fermamente nella possibilità di vite alternative a Freedom e Cracovia. Io sono pronta a consacrare la mia vita alla Causa, anche se ciò può significare essere condannata a morte. La mia unica ragione di vita è ora diffondere nuova consapevolezza, portando alla vostra attenzione un mondo diverso, a cui possiamo accedere, basta volerlo. Probabilmente, subito non coglierete la potenzialità provvidenziale del messaggio, poiché la psiche ha bisogno di tempo per metabolizzare e integrare concetti esistenziali che esulano dai suoi ordinari parametri. Tuttavia, sappiamo che una dottrina valida, per quanto inizialmente incompresa e fatua, è luce che lentamente si espande fino a colmare il cielo di Freedom. Il passato ci insegna… il decadimento dei vecchi e superati principi per i nuovi illuminati determina il progresso dell’umanità, ma comporta che menti avanguardiste debbano sacrificare la loro vita esponendosi all’inquisizione del Potere. Un governo che bandisce a priori una corrente di pensiero umanistico non antepone il benessere dei sudditi, semplicemente è un governo despota che ha paura di perdere il controllo. Non esiste la verità assoluta, esiste la vita in divenire continuo che è cambiamento, metamorfosi e conseguente evoluzione. Niente è definitivo, immutabile, destinato o limitato. Questa visione è istituita dal Potere al fine del controllo. Tenendoci soggiogati, il Potere difatti garantisce immutato il proprio prestigio e la propria egemonia. Non siamo un’umanità privilegiata sopravvissuta, bensì automi meccanizzati e telecomandati da Signori Oscuri. Noi non esistiamo, vegetiamo come piante al sole coltivate in una serra. Spesso abbiamo guardato ai nostri simili sepolti vivi nelle viscere del pianeta come a uomini meno fortunati di noi, sentendoci liberi e superiori. In realtà è solo il guscio che ci differenzia dai verniani e non la condizione esistenziale di per sé. Siamo tutti esperimenti cavia di entità alienate dalla vera e autentica essenza umana. Le mie sono parole dure che scuotono la nostra natura freemana, ma continuare in questa direzione significa rinnegare e calpestare l’indole vitale del nostro essere umano. A un’esistenza alla stregua di robot, che si accendono e spengono per volontà del Potere, io scelgo la libertà di espressione individuale. Non si può coltivare il libero arbitrio in una società senza futuro, che preclude ogni altra possibilità di vita sulla terra e che ostracizza lo sviluppo umanistico delle arti, delle correnti filosofiche e delle religioni. Non ci può essere individualità reprimendo la cura dello spirito e i sentimenti nobili, quali l’amore, la compassione, la comprensione e la condivisione. Né ci può essere magnanimità emarginando i disagiati e nascondendosi dietro l’apparenza di perfezione. La realtà di essere freemano è asettica, amorfa, algida e distaccata, quanto statica, bloccata, chiusa, ristagnante e imprigionata dentro rigidi schemi di falsi miti. Siamo destinati al declino, poiché accettiamo passivamente una condizione esistenziale che non contempla la rinascita e il cambiamento. Questa è la morte più̀ atroce, la morte dello spirito umano…»

 

«www.romanzoelementale.it»

Foto copertina di Marcin Chuc da Pixabay

«Caro, Amore mio,

gioco a fare quella forte e invece non lo sono stata con me, la cosa più importante. io che continuavo a cercare in loro te e io che non capivo che sei dentro di me.

so che ci sei e proprio perché lo so che tutto pesa come un macigno quello che mi separa da te.

 

come il vento mi trasporto da te e penso

come il mare ci ha diviso un giorno ci unirà.

come quella lacrima salata piango l’attimo che ti ho perduto

e quello scoglio attendo l’onda che mi riporterà da te.

Tua per sempre.»                                                                 (“Isola”, inedito.)

 

Ogni Essere del Creato è unico, integro e assoluto. Emana una specifica e univoca onda animica, che combacia sinfonica esclusivamente con una sola altra, affatto complementare, bensì speculare: ogni Essere è complemento di sé stesso, un intero auto-sufficiente, originale e sferico, che ha in tutto l’Universo un solo corrispettivo speculare. Dalla com-unione sublime delle due frequenze vibrazionali scaturisce un vero e proprio big bang: la consonanza energetica perfetta esalta e amplifica all’ennesima potenza l’espansione vitale dei due Esseri, che danzano all’unisono, confluendo in uno stato d’idilliaca apoteosi. Insieme, sono un Uno immenso, che contiene entrambi intatti e che s’innalza ed espande vertiginosamente a ricongiungersi con il divino: un immenso sacro, glorioso, intoccabile, invulnerabile e indivisibile, che è un abbraccio eterno benedetto da Dio.

Per ognuno, esistono le anime gemelle, le anime care, le anime amiche e maestre, le anime simpatiche e familiari, le anime affini compatibili, le anime opposte e quelle dissonanti; e poi esiste una sola propria anima concorde, l’Anima “Amore mio”.

 

«… Meraviglioso amore mio
Meraviglioso come
Un quadro che ha dipinto Dio
Con dentro il nostro nome…»

(Arisa, Meraviglioso amore mio.)

 

L’unione magistrale custodisce e potenzia l’unicità sacra delle sue due gemme e infonde loro immane forza; ma è anche ragione suscettibile di debolezza…

 

«Come puoi darmi così tanta immunità e anche essere la mia sola mortale vulnerabilità?»                                                                    (“Isola”, inedito.)

 

Due anime Amore mio sono potenzialmente destinate a incontrarsi nell’universo delle infinite possibili variabili di gioco. Fino a quell’istante di non ritorno, il singolo può vivere tranquillamente, quasi ignaro del ben di dio che lo aspetta dietro un angolo…

Dal connubio in poi, niente è come prima. Le due anime sono s-travolte e s-coinvolte per l’eternità, in modo indelebile. Una rottura è impensabile. Può palesarsi la remota contingenza di un allontanamento, che, pur sempre momentaneo, genera indescrivibile, impronunciabile e incurabile dolore. Pur sempre momentaneo, poiché due anime Amore mio si aspettano per l’eternità, oltre la legge del tempo e le dimenticanze insormontabili: la loro voce echeggia all’unisono e l’uno porta dentro di sé l’altro, ovunque la vita li conduca distanti. Nella lontananza, le due anime abbracciano un vuoto abissale, convivendo con una profonda intima desolazione. È un malessere difficile da riconoscere, poiché giace in meandri profondi e segreti, che sfuggono naturalmente alla limitatezza propria della materica dimensione fisica.

L’amore che spesso viviamo da queste parti è una sfumatura, una variante tonale dell’Amore assoluto. In questa nostra vita di passaggio, pochi sono baciati dal proprio Amore mio.
I nostri incontri, scontri e confronti sono generalmente amori “di transito”, compartecipi al disegno divino…
Bisognerebbe vivere ogni amore nel presente, nel rispetto di sé e dell’altro, e soprattutto imparare a lasciarsi andare e a lasciare andare. Neppure l’Amore mio ci appartiene, nel senso di proprietà privata, figuriamoci qualsiasi altro.
L’amore è eterno finché dura e se dura per l’eterno è Amore mio; tutti gli altri sono per lo più variabili esistenziali passeggere, che una volta esaurito il loro compito evolvono in altrove.
Solidi e duraturi sono naturalmente anche i sentimenti per le anime care, le anime amiche e quelle familiari, nei legami davvero speciali e inviolabili; sebbene la natura eccelsa che governa queste preziose intese non sia totalizzante parimenti a quella suprema dell’Amore mio.

 

Non è mai all’ordine del giorno, tuttavia accade che due anime Amore mio s’incontrino dalle nostre parti e si riconoscano. Spesso l’una non sopravvive all’altra. La perfezione del loro idillio folgorante, inequivocabile e superbo, è mirabilmente inusuale e sbuca dallo standard collettivo, scavalcando il comune mortale feeling estetico e classista.

 

«Anche se in questa vita non siamo baciati dall’Amore mio, poiché intenti a svolgere compiti esistenziali per la nostra crescita ed evoluzione, da qualche parte nell’Universo ci sta aspettando.»

 

Foto copertina di Jills da Pixabay

Cammino a piedi nudi da sempre, sul sentiero vuoto di soli, nuvole, stelle e lune. Cammino con la testa in aria e le mani in tasca, senza avere la pallida idea dove la strada conduca. Non mi pongo il problema, che fatica troppo pensare; dovrei rispondermi sul senso della vita, mia… e non so da quanto esisto, se esisto, chi sono e se ho un nome, figuriamoci dove sto andando.
Inganno il tempo girovagando senza meta, assonnato e distratto. Cose mi passano accanto, mi sfiorano. Persino le urto, a mala pena le vedo, a volte c’inciampo. Riprendo il cammino farneticando, mi disturba averle tra i piedi.
Dormo da sempre e vivo un sogno, immerso nella foschia. Spiragli di luce bucano gli occhi e mi volto dall’altra parte infastidito.
Non ho amici, nemmeno immaginari. Non ho niente, né un tetto, né un giaciglio, né abiti. Non so se sono alto, basso, grasso o magro; se ho i capelli o sono rapato. Non so il colore della mia pelle o quello dei miei occhi. Non ho freddo ma neppure caldo. Non so se esisto o sono un’illusione.
Questo sono e non sono io, un perfetto Signor Nulla. Insensibile, trasparente, indefinibile.
Io sono pura antimateria nera.
Io che sono il Nulla, nulla ho, neppure una madre… Io sono grembo, il principio o meglio ciò che sta prima, il punto zero, prima del primo bang bang. Io c’ero; esplosione epocale quella! Di quelle che non si sono più viste! Di quelle che capitano una volta sola nella vita, quando ti risvegli dal sonno profondo in cui hai vegetato da una esistenza intera. Ma iniziamo daccapo. Sono sospeso nel vacuo vuoto che culla inganna stordisce e ammalia…

Soggiaccio su di un letto a luci intermittenti sotto un tetto di velluto nero
sopra un baratro di apparente vuoto vacuo. Mi lascio cullare da correnti trasparenti tiepide e serpeggianti,
sbattendo la coda. Non ho un inizio, né una fine. Sono pura emozione, assoluta, libera e incondizionata. Sono sorriso e lacrima spezzata. Sono fuoco e acqua; vento e polvere.
Io sono, punto. Io sono colmo pieno luminoso di luce abbagliante oro-rosa. Io sono pensiero e azione consapevole fine a sé stessi, senza reazione…
Io sono pura solitudine che sogna e crea, riempie ed espande, scoperchia e soverchia, ordina e scompiglia. Io sono seme e genesi. Io sono madre senza figli. Io sono terra che germoglia…
Mi espando a colmare le distanze sconfinate che mi avvolgono come spire.
Questo sono io prima del bang bang, incontro strabiliante, eclatante, stordente, incredibile quello!
Io c’ero… ma iniziamo daccapo, dal principio di tutto ciò che è.
Riempiendo distanze dopo distanze, cammino come un’isola in un mare sordo e calmo, troppo quieto per lasciarsi trasportare dalla corrente; troppo inquieto perché riesca a mantenere la rotta…

E m’infrango scintillante in un apparente vuoto pieno di antimateria esplosiva…


Foto copertina di Pexels da Pixabay

(Sole Nero)

«Io non sono, vi basti sapere. Ciò che voi credete di vedere è illusione della vostra mente, che annaspa di decodificare vacuamente ciò che non può comprendere, l’ignoto assoluto.» Sentenzia la voce senza possibilità di controbattere. «Siete umano? C’è qualcosa di familiarmente spaventoso in voi. Questa luce oscura confonde la mia vista.» «Voi sorprendete ogni logica aspettativa umana. Chiunque avrebbe ceduto in questa terra di confine e di morte. Il vostro essere riconosce in me il suo lato oscuro. È la vostra anima nera che è attratta da questo sole… ma la volontà dell’altra vostra anima di luce è più forte e predestinata a non lasciarsi avvincere. Il vostro essere senza paura vi ha salvato! Molti di voi in questo luogo non luogo hanno smarrito la strada del ritorno. Guardate, osservate in profondità il cielo oscuro che vi avvolge e orbita tumefatto intorno a questo sole nero. Vedete?! È intriso di anime perdute, intrappolate nell’oblio, nella perdizione e dimentiche delle proprie origini. Sono uomini giunti fin qui che, essendo privi di una forte identità animica, non hanno trovato in sé né la forza della luce né la forza dell’oscurità, restando intrappolati in questa terra di mezzo. Soldati zombi senza onore né patria. Molti altri hanno trovato in questo luogo l’illuminazione, raggiungendo la consapevolezza della loro essenza oscura, e hanno oltrepassato il varco ricongiungendosi alla loro controessenza dominante; ma nessun umano è mai tornato da Tule… prima di voi, pare!» «Siete dunque Voi e ciò che rappresentate i Signori Oscuri che…» La voce esplode stonata e divertita, piena d’ironico sarcasmo diabolico… scuotendo Vito dal suo stato d’immobilità forzata. «Ciò che voi chiamate i ‘Signori Oscuri’ non sono che ombre nascoste nei vostri cuori per aver rinnegato la propria origine divina. Ciò che voi chiamate ‘il male e il bene’ non sono che proiezioni mentali della vostra psiche divisa. Il vostro ‘essere non essere’ proietta all’esterno una condizione animica conflittuale, tendendo a recuperare l’integrità. Il processo è tuttavia deviato dalla vostra natura ignavia e perciò corruttibile, facilmente dimentica delle proprie origini divine, spendendo interi cicli dell’esistenza alla ricerca del proprio sé e vanificando spesso i risultati raggiunti. Questo è il genere umano, così affascinante poiché ‘ingenuo’ e così ingenuo da essere preda facile della perdizione.» «Quando l’essere umano comprenderà che i suoi mali non dipendono da circostanze esterne avverse o da un potere oscuro e malvagio, bensì dal proprio essere incapace di amarsi e di raggiungere la consapevolezza illuminata… quando l’essere umano comprenderà che lui è artefice del proprio destino e che la Verità è nel suo cuore… ci sarà l’evoluzione del genere umano, che sa da dove viene, chi è e dove sta andando… L’essere umano potrà allora essere partecipe consapevole del grande gioco che è la Vita.» «Perché mi trovo qui?» Vito è confuso e stanco. A fatica afferra il senso non senso di tutto ciò che lo circonda. L’insana figura lo sovrasta con le sue parole sconcertanti, che sfiorano l’inverosimile. «Stanno venendo a prendervi…» «Cosa?» Vito è incredulo, sentendo il suo cuore lacerarsi. In esso viva è l’immagine di due occhi di angelo biondo, contrastata da una spinta inquietante che è attrazione verso il sole nero. «Sono navi freemane in rotta per Tule. Al momento sono ferme al primo avamposto di osservazione. Solo una prosegue. C’è una donna al suo comando. Il suo nome è Ginevra Silver. Il suo cuore è spinto dal solo intento di salvarvi…» «Come sapete?» «Da qui tempo e spazio si contraggono; e abbraccio con lo sguardo tutto ciò che è. Comprendere la legge del tempo e dello spazio vuol dire comprendere anche la legge del non tempo e del non spazio. Voi umani non vivete consapevolmente tempo e spazio e siete passivamente immersi nel loro moto. Ecco perché i confini della vostra esistenza sono così netti e apparentemente invalicabili e insormontabili. Tempo e spazio dominano la condizione materica e quindi la vostra mente, creando un assurdo, poiché è il potere della mente che trascende ogni tempo e spazio. Ecco perché anime terrene particolarmente evolute possono giungere a trascendere la propria condizione fisica in uno spazio e in un tempo, contemplando l’ubiquità.» «Vi riferite a Ludovico Silver? È stato forse qui?» «Non solo… Molti come lui sono giunti in questo luogo non luogo di confine. Sono anime speciali, sovrumane. Si riconoscono dall’intensità dello sguardo che fora l’oscurità. Sono anime prossime all’illuminazione, che per il grande salto evolutivo si trovano ad affrontare nudi se stessi allo specchio e non sempre è piacevole ciò che si vede. L’anima accade subisce uno shock di polarizzazione, necessario per creare il contraccolpo che determina la reazione di rinascita.» «È così tutto confuso. Le vostre parole rasentano l’assurdo, forse sto sognando… Devo solo capire come uscire da questo incubo.» «Ne siete già uscito. Vi ho detto… stanno venendo a prendervi.» Continua la voce. «Tule è un luogo non luogo. Chiunque vi giunge vi trova ciò che sta cercando e ciò che vuole. Questo non luogo è ovunque e non è. È un campo di forze siderali e ivi l’essere umano giunge prossimo alla morte. La morte come fine dell’esistenza è un concetto assurdo, creato dalla vostra mente succube della condizione materica di spazio e tempo. La morte è semplicemente passaggio, metamorfosi, transfert dell’essenza in cammino evolutivo. A un passo dalla morte fisica l’essere riconosce la natura del proprio cammino e sceglie il varco per proseguire oltre. Coloro che vedi fluttuare, smarriti in questo mare oscuro di transito intergalattico, sono giunti pieni di paura, costretti dall’ignavia umana, restando intrappolati nella perdizione e nell’oblio, che è né essere né non essere, bensì vegetare come foglie appassite senza un albero della vita in cui riconoscersi. È la paura che ha divorato le loro anime, non l’oscurità. Voi siete giunto vostro malgrado, tuttavia non avete temuto l’oscurità, anzi avete bramato di vederla in volto! Cosicché l’oscurità si è mostrata a voi. L’oscurità è vita nella misura in cui permette la vita. L’esistenza è luce e oscurità; e l’oscurità è l’altro volto del sole. Il vostro spirito libero senza paura trascende ogni magnetismo che questo sole nero esercita su di voi e vi rende arbitro del vostro destino. Potete scegliere di oltrepassare questa soglia oppure no, ciò che conta non è il luogo dove siete diretto ma la consapevolezza di ciò che siete e che potete essere. La sola che trascende gli umani confini. La strada che poi sceglierete sarà naturalmente la direzione più in risonanza con il vostro cuore.» «Cosa c’entra Tule con il governo conradiano?» Chiede Vito sorprendentemente calmo. «Per molti che oltrepassano Die Schwarze Sonne, altri vi giungono sulla Terra. L’anima di Conrad è un’anima nera, che ha scelto di operare in questo vostro mondo. Le anime nere si mescolano alle anime di luce. Il risultato è la marcata conflittualità e alienazione interiore del genere umano con indole distruttiva, rendendolo particolarmente corruttibile, suscettibile, malleabile e vulnerabile.» «Ci sono altre anime nere…» «Raramente un’anima nera pura discende nei mondi terreni, come del resto un’anima di luce pura. Il potere oscuro è in mano a pochi sulla terra. Sempre è stato così. Non ne servono molti data la natura umana facilmente corruttibile. Paradossalmente occorrono più anime pure di luce per compensare l’azione avversa di un’anima nera. L’essenza di Conrad è nera, per il resto si tratta fondamentalmente di anime amorfe, che si lasciano corrompere dalla forza oscura. Un’anima amorfa può nascondere un cuore nero, ma anche un cuore di luce… entrando inevitabilmente in conflitto, possono emergere entrambi… ciò determina il fattore imprevedibilità, che permette i cicli di luce e ombra, l’alternarsi della vita.» «Voi umani siete anime giovani in cerca di sé. Non esiste una strada uguale per tutti, né una Verità assoluta, esiste il cuore del singolo che impara l’alfabeto universale per comunicare con il Padre e poter comprendere la strada del ritorno a casa. La nave è ormai prossima…» «Cosa avete intenzione di fare?» Domanda Vito con tono allarmante. «Nulla.» Vito è disarmato. «Non è questione di spiegamento di forze… Vedete nulla è possibile contro cuori che in profondità sono animati da fede e da volontà e che non temono di morire per la fede che arde in loro. Sono cuori che hanno scelto un cammino di luce. In loro si è risvegliata la scintilla divina. Niente è possibile contro un cuore che crede pienamente nel suo sogno. È la paura che acceca gli animi umani. È la paura di cui si serve il potere oscuro. Un’anima che non ha paura è un’anima che non può essere intaccata. Adesso è tempo che le forze di luce si riprendano il loro posto nel mondo… per molto l’oscurità ha ottenebrato i cuori degli umani ed è tempo di rinascere a nuova luce. È un gioco di equilibri precari, che tende perennemente all’armonia. Il potere oscuro resta nell’ombra… Non è questione di vincitori o vinti, bensì di flussi e sinergie e di ricominciare a fluire… Ciò che conta è comprendere da che parte stare, poiché un’anima consapevole è un’anima che è artefice della propria vita e non un’anima asservita alla volontà altrui.» «Andate, questo particolare assetto di campo di forze vi condurrà da lei. Perché lasciare che si spingano fin qui per comprendere ciò che il cuore già riconosce?! A te il delicato compito di spiegare loro una realtà che non esiste nei vostri paradigmi terreni. Dì lei che continuando non vedrebbe nulla… poiché questo luogo è osservabile solo con gli occhi della paura o con gli occhi di un’anima nera. Ciò che ti ha permesso di giungere fin qui e ora di tornare alla tua casa è che tu non sei né anima bianca, né anima nera, ma semplicemente sei. Dì loro che l’oscurità non può essere debellata dalla faccia della terra; essa è parte imprescindibile di questo vostro mondo. Solo la fede incondizionata può salvare le vostre anime di luce. Ogni anima è un universo a sé stante e al contempo parte di un universo madre. Dio non giudica il colore dell’anima. Dio ama incondizionatamente i suoi figli a tal punto che ha donato loro il libero arbitrio e il potere della creazione. Riconoscere a sé stessi tale potere è libertà di espressione e quindi realizzazione in divenire. La Luce e l’Amore sono le forze che più avvicinano l’essere a Dio, poiché Dio è luce che crea con amore incondizionato. È proprio questa forza elevata e sublime che crea paradossalmente l’Oscurità. L’anima libera di scegliere, può scegliere la luce ma anche l’oscurità. Il grande immenso disegno divino è incommensurabile e un’anima in cammino non lo può comprendere pienamente. Ci sono cose cui la prospettiva materica non può giungere ad afferrare e forse è giusto così. Basterebbe comprendere che siete scintille divine in cammino. Importante è onorare il dono della vita onorando il vostro cuore, poiché questo è il potere in voi. Il resto semplicemente è. Non siete chiamati a rispondere ai grandi quesiti del senso della vita, se non di dare un senso alla vostra vita nobilitando il vostro cuore, che significa esprimere la vostra essenza più autentica e tagliare i fili che vi rendono burattini senza un’anima con cui essere grati e due occhi con cui ammirare la bellezza della vita.»
da Romanzo Elementale, www.romanzoelementale.it
(fotocopertina di Stefan Keller da Pixabay)