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Simona Silvestri

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La vita è così; fuori da ogni umano controllo, eccetto nell’esercizio nobile del libero arbitrio e della responsabilità di scelta. La vita è un grande circo sorprendente; una ruota panoramica, in cui a ogni giro lo scenario cambia; una campana dai rintocchi imprevedibili.

Lo sappiamo bene, eppure spesso tendiamo a dimenticarlo.

C’inganniamo di avere tutto in pugno, permettendoci anche di rimandare il presente al futuro e d’ingerire nella vita degli altri.

Ordiniamo l’esistenza su una linea temporale permanente, confidando in un domani sempre pronto a rispondere alle nostre aspettative.

Nel suo senso comune, terra terra, del domani non v’è certezza.

Sì, ho appena scoperto l’acqua calda! La questione infatti è un’altra.

Nonostante l’acqua calda, continuiamo a comportarci come se lo fosse il domani certo; anche quando la vita ci schiaffeggia in faccia l’amara verità: sul momento barcolliamo, forse, ma presto riprendiamo il solito tram, ricadendo nella routine, non solo delle nostre azioni, anche dei nostri pensieri.

Vivere il presente non vuol dire vivere alla giornata, incuranti e incoscienti di ciò che sarà, se sarà. Piuttosto, lasciar andare il passato consapevolmente, arricchiti di esso, concentrarci sul presente essendo pienamente, con approccio esistenziale propositivo di stare consolidando il nostro futuro. Allora possiamo sentire di aver vissuto, non lasciandoci cogliere impreparati.

Un passato ingombrante è difficile da lasciar andare veramente del tutto, senza che le sue pesanti ombre si ripropongano, condite d’inquietudine e rammarico, aleggiando nell’aria come vecchi fantasmi senza età e ormai stanchi.

Basterebbe liberarsi di questi fantasmi noiosi, rumorosi e invadenti, che ci distolgono da noi stessi e dal nostro eterno presente.

Sparargli addosso equivale a sfidare i mulini a vento, con il solo effetto deleterio di nutrirli della nostra energia, attentando alle nostre risorse. Se li rinchiudiamo dentro all’armadio, non li vediamo e apparentemente neppure sentiamo; ma l’armadio continuerebbe a ingombrare la nostra vita, sussurrandoci sotto sotto cosa contiene al suo interno. Possiamo invece invitarli alla nostra tavola e prenderci confidenza. Inizialmente, probabile, faremmo la figura degli ipocriti, ma poi finiremmo per accettarli per quello che sono… Scopriremmo che sono tutti fratelli, figli della stessa madre: l’emozione Paura, la peggiore sindrome mortale dell’anima.

Diversamente dalla Virtù della Prudenza, la paura è subdola e impietosa. Può indossare la veste dell’ignavia e della remissività, o quella della prepotenza e dell’aggressione; tuttavia gli effetti collaterali sono gli stessi: privazione, abnegazione, arresto…

Riconoscere le nostre paure e accettarle può essere una contromossa efficace: sicuramente avremmo il beneficio di ridimensionarle, smorzando il loro potere suggestivo. Avremmo anche basi più solide per compiere il passo decisivo di comunque agire nella paura: non significa sfidare noi stessi, bensì dimostrare a noi stessi che siamo più in gamba in senso assoluto di quanto pensassimo, fortificando l’autostima e crescendo in auto-consapevolezza.

 

s.si

 

Foto copertina di Enrique Meseguer da Pixabay 

Signore vestito di bianco… sentite dalla vostra alcova d’avorio?

Sto volando, quassù. Se alzate lo sguardo al cielo, non potete non vedermi, rilucere di sfolgorante avvenenza.

Uff, però, come potete essere sordo al battito d’ali di una farfalla, insensibile alla sua bellezza leggiadra?

Se in tutta risposta, credete di potermi congedare, conficcando la vostra corona sott’acqua, ebbene signore, sappiate che io non mi lascio trattare in malo modo. La mia bellezza non è calpestabile.

La vita è breve e voglio viverla intensamente, assecondando ogni mio capriccio; adesso, per esempio, voglio che mi degnate del vostro sguardo!

Scivolate lungo questo corso d’acqua in maestoso silenzio impettito; mai che vi scomponiate… neppure per becchettare con un altro vostro simile, come se tutto intorno a voi fosse inesistente, insignificante, o troppo riprovevole. Invece ve ne state distante, assorto a preservare la vostra immacolata concezione dalle impurità degli altri. Come potete pensare di aver vissuto senza confondervi con le cose di questo mondo, senza mai scendere dal vostro trono? Non pensate…

 

È perché penso che non dò fiato alla voce solo per riempire l’aria… preferendo raccogliermi nel mio candore. Io non sono una farfalla inebriata dalla vita, sono un cigno consapevole della mia bellezza autarchica, magica e superlativa. Ogni mio pensiero, ogni mio intento e ogni mia azione sono volti a custodire la mia purezza, affinché possa conservarsi intatta, senza essere corrotta dalle ombrosità di questo mondo. Se questo vuol dire prendere le distanze dagli spiriti impiccioni, chiacchieroni, esuberanti, lo faccio; niente è più importante della mia incolumità.

 

Io proprio non vi comprendo. Non vi annoiate a stare sempre con voi stesso?

 

Dipende come si sta con sé stessi… Io mi comprendo. Io sono in comunione intima, assoluta, con la mia essenza divina, cosicché sono al contempo in comunione con l’Intero. L’Universo vibra dentro di me, creandosi una concordanza perfetta.

 

Eppure non avete simpatizzato con il mio battito d’ali…

 

Perché vi siete avvicinata con animo pettegolo… il vostro battito d’ali più che a una melodia degli angeli somiglia a un ronzio.

 

È vero, mi sono rivolta a voi con animo dispettoso, ma solo perché mi hanno detto che esiste una creatura ancora più bella di me, che sareste voi. Sono corsa subito qui, per vedere se fosse vero, e ciò che ho visto è una bellezza, sì stratosferica, ma altera e inafferrabile…

 

Questo è ciò che avete visto o avete voluto vedere dall’alto del vostro scompiglio d’ali, accecata dal senso vanesio della competizione. Permettetemi di dirvi che ogni forma di paragone competitivo è stupido; soprattutto insensato è confrontare le nostre bellezze. Entrambe speciali, affascinanti e sublimi, tuttavia distinte, poiché animate da un diverso fuoco. Il vostro è il fuoco del mattino, dell’innocenza, della curiosità, della passione, della fecondità, dell’attimo fuggente da cogliere, del brivido dell’altezza e del volo libero ed espanso; il mio è il fuoco della Compassione.

Vostra è la bellezza prorompente dello spirito, che sboccia alla vita, baciato dal calore del sole, e s’innalza in volo, volteggiando tra un prato fiorito e l’azzurro del cielo.

Mia è la bellezza piena di grazia dello spirito, che ha compiuto l’opera di sé stesso e che comprende tutt’uno sé stesso; cosicché mi lascio cullare dalla corrente, mentre contemplo la pace dell’imbrunire al tramonto, quando il cielo si tinge di rosa e arancio.

 

s.si

 

Foto copertina di Christine Sponchia da Pixabay 

«angelo se esisti, dove ti trovi?»

La tua domanda mi coglie impreparato, nel senso che ciò che sono e ciò che posso rivelarti non coincidono esattamente. Questo non vuol dire che sono un’illusione sfalsata della tua mente; vuol dire che l’umana mente non può comprendere pienamente concetti che trascendono la condizione materica fisica. Dal vostro canto, la prospettiva di osservazione, contemplazione e quindi comprensione, è pur sempre limitata, persino per le anime terrene maggiormente evolute, che vibrano a frequenze elevate. È un fattore di punto di vista fisico, ma anche di tutela dell’armonia universale. Poiché ricordare ciò che soggiace nel vostro inconscio innato vorrebbe dire crearsi un assurdo spazio-temporale, che condurrebbe alla pazzia o comunque a ciò che voi chiamate pazzia. Svelarti le mie coordinate esatte è complesso e rischioso, poiché esula dalle umane cose. È bene che sappiate di non sapere ed è bene che non vi perdiate a cogliere il senso assoluto di Tutto ciò che è: non compete alla vostra scelta di cammino terreno come esseri umani.

Ciò che mi sento di dirti è che, se Tutto è energia, Tutto vibra a determinate frequenze e dipendentemente la frequenza di vibrazione definisce la realtà di appartenenza.

Tu stessa vibri all’unisono su più indici d’intensità: sei un insieme di strati energetici agglomerati da un centro animico e coordinati da ciò che voi chiamate Mente e che noi chiamiamo Consapevolezza.

Secondo il piano di vibrazione, a cui la tua consapevolezza sceglie di ancorarsi e connettersi, il tuo essere-uno si configura e si esplica in divenire, secondo un disegno divino il cui fine è la tua espansione e il tuo consolidamento, con conseguente evoluzione dell’Intero di cui sei parte integrante.

I tuoi occhi sono improntati per vedere le umane cose, anche oltre all’apparenza, ma comunque solo fin dove la consapevolezza terrena può giungere senza compromettere l’armonia divina suprema del divenire universale.

Ciò che non è visibile all’occhio nudo umano, secondo i suoi parametri fisici, non vuol dire che non esiste; semplicemente esiste in un’altra dimensione di vibrazione e quindi manifestazione. Qualsiasi cosa se è immaginabile allora potenzialmente esiste.

Tra me e te c’è un velo, uno specchio energetico bifrontale, che funge da portale quantico; oltre non posso e non ha senso specificarti per i motivi che tu già comprendi.

Io vibro a una frequenza d’onda diversa dalla tua, che mi permette di trasferirmi su più piani dell’esistenza con maggiore consapevolezza e presenza a me stesso, per cui posso avvicinarmi alle tue coordinate fisiche e vederti al di là del velo attraverso tipo proiettore olografico.

Io non ti vedo con i tuoi occhi fisici, bensì a livello dei tuoi corpi sottili nel loro insieme coeso, descrivibile a una sagoma animica. Per vederti nelle tue sembianze fisiche dovrei essere dalla parte del tuo punto di osservazione…

Il velo non è un muro che scherma e separa, ma un’interfaccia tra mondi paralleli. La comunicazione avviene a livello puramente energetico, interessando i corpi sottili, quelli che vibrano più intensamente. Più un essere vibra consapevolmente, maggiore è la sua potenza di connessione extrasensoriale.

S’innesca una sorta di telepatia a distanza, soprattutto a livello inconscio da parte vostra: dipende da come e quanto la vostra mente è connessa alla vostra essenza divina.

Io ti vedo e ti sento al di là del velo. Il contatto c’è a livello sottile. Anche tu puoi vedermi e sentirmi coscientemente, dipende su come, dove e cosa punti l’obbiettivo della tua mente…

 

Foto di Wikilmages da Pixabay

…

«Vi sto parlando da una nave satellite di salvataggio in rotta su Freedom. Torno a voi per portarvi un messaggio di luce e speranza, lo stesso che ha condotto seicento Verniani in viaggio per la Terra Promessa di Allerheiligen, perché anche voi possiate scegliere tra una vita costruita ad arte dal Potere e una vita di amore e comunione da ricostruire nella Terra Promessa di Allerheiligen. Le mie non sono le parole di una folle, bensì parole di verità, un’altra verità, diversa da quella artificiosa del Potere, ma non per questo senza fondamento. Comprendo che la vostra fiducia in me non sia quella di un tempo e che sia difficile accettare senza riserve queste mie parole, già di per sé incredibili. Sono consapevole che su Freedom mi attende ostilità e promessa di condanna a morte, ho scelto comunque di tornare, non certo da vittoriosa, neppure da sconfitta, spinta dalla speranza nella vostra grandezza d’animo, certa che, nonostante tutto, nonostante le apparenze, ascolterete la mia verità. Solo allora io mi rimetterò con serenità alla vostra volontà, dal momento che tutto il possibile è stato fatto in onore non solo alla mia causa, ma anche a quella di Freedom. Innanzi mi riprendo il diritto a un regolare processo delle accuse riservatemi senza possibilità di difesa. Avrei potuto unirmi ai Verniani in viaggio per Allerheiligen, ho scelto la via di Freedom per riscattare la mia persona ai vostri occhi e per portare la Settima Verità alla vostra attenzione, non dimentica dell’affetto, della stima e della fiducia che sempre mi avete dimostrato. Lo faccio per riconoscenza a voi, per rispetto alla mia persona e per amore di mia sorella, anche lei nelle mani occulte del Potere. Chiedo di essere ascoltata senza pregiudizi e solo allora giudicata, non dal Potere né dal Consiglio degli Anziani, avendo essi, seppur con modi discutibili, già sentenziato contro la mia persona, ma dalla giuria Vostra secondo lo Statuto Undicesimo di Freedom. Non temo il verdetto, temo che non sia fatto tutto il possibile per dare all’umanità un’altra chance. Per questo sono qui e ho bisogno anche di voi. Confido in voi perché Freedom dia una seconda possibilità di riscatto sia a me che a sé stesso…»

…

«Popolo di Freedom mi rivolgo a voi con cuore sincero. Sono un ex comandante strappato alla divisa e ai suoi affetti più cari. Non ho più niente da perdere se non onore e dignità. Per questo mi apro a voi senza alcuna omertà, consapevole di essere una voce isolata contro uno status quo difficilmente intaccabile e senza prove concrete inequivocabili da addurre. Non importa, vado fino in fondo alla mia scelta, sostenuta dalla fede nel cambiamento. Io credo fermamente nella possibilità di vite alternative a Freedom e Cracovia. Io sono pronta a consacrare la mia vita alla Causa, anche se ciò può significare essere condannata a morte. La mia unica ragione di vita è ora diffondere nuova consapevolezza, portando alla vostra attenzione un mondo diverso, a cui possiamo accedere, basta volerlo. Probabilmente, subito non coglierete la potenzialità provvidenziale del messaggio, poiché la psiche ha bisogno di tempo per metabolizzare e integrare concetti esistenziali che esulano dai suoi ordinari parametri. Tuttavia, sappiamo che una dottrina valida, per quanto inizialmente incompresa e fatua, è luce che lentamente si espande fino a colmare il cielo di Freedom. Il passato ci insegna… il decadimento dei vecchi e superati principi per i nuovi illuminati determina il progresso dell’umanità, ma comporta che menti avanguardiste debbano sacrificare la loro vita esponendosi all’inquisizione del Potere. Un governo che bandisce a priori una corrente di pensiero umanistico non antepone il benessere dei sudditi, semplicemente è un governo despota che ha paura di perdere il controllo. Non esiste la verità assoluta, esiste la vita in divenire continuo che è cambiamento, metamorfosi e conseguente evoluzione. Niente è definitivo, immutabile, destinato o limitato. Questa visione è istituita dal Potere al fine del controllo. Tenendoci soggiogati, il Potere difatti garantisce immutato il proprio prestigio e la propria egemonia. Non siamo un’umanità privilegiata sopravvissuta, bensì automi meccanizzati e telecomandati da Signori Oscuri. Noi non esistiamo, vegetiamo come piante al sole coltivate in una serra. Spesso abbiamo guardato ai nostri simili sepolti vivi nelle viscere del pianeta come a uomini meno fortunati di noi, sentendoci liberi e superiori. In realtà è solo il guscio che ci differenzia dai verniani e non la condizione esistenziale di per sé. Siamo tutti esperimenti cavia di entità alienate dalla vera e autentica essenza umana. Le mie sono parole dure che scuotono la nostra natura freemana, ma continuare in questa direzione significa rinnegare e calpestare l’indole vitale del nostro essere umano. A un’esistenza alla stregua di robot, che si accendono e spengono per volontà del Potere, io scelgo la libertà di espressione individuale. Non si può coltivare il libero arbitrio in una società senza futuro, che preclude ogni altra possibilità di vita sulla terra e che ostracizza lo sviluppo umanistico delle arti, delle correnti filosofiche e delle religioni. Non ci può essere individualità reprimendo la cura dello spirito e i sentimenti nobili, quali l’amore, la compassione, la comprensione e la condivisione. Né ci può essere magnanimità emarginando i disagiati e nascondendosi dietro l’apparenza di perfezione. La realtà di essere freemano è asettica, amorfa, algida e distaccata, quanto statica, bloccata, chiusa, ristagnante e imprigionata dentro rigidi schemi di falsi miti. Siamo destinati al declino, poiché accettiamo passivamente una condizione esistenziale che non contempla la rinascita e il cambiamento. Questa è la morte più̀ atroce, la morte dello spirito umano…»

 

«www.romanzoelementale.it»

Foto copertina di Marcin Chuc da Pixabay

«Puoi tornare

Se comprendi che saresti potuto restare.»

«Sei libero di andare

Se senti che niente più ti trattiene a restare.»

 

Le due anafore sono apparentemente innocue, forse anche banali. Agiscono parallele e divergenti, anacronisticamente inverse, suggerendo riflessioni distinte ma interagenti.

 

Nella prima, il destinatario ha ampliato gli orizzonti della Consapevolezza, ovvero le prospettive di vista, rivedendo ciò che è stato da angolazioni maggiormente sferiche, differenti dalle precedenti.

Il soggetto si rende conto che al momento andarsene non era di fatto l’unica soluzione: sembrava esserlo come elaborato del suo Io antecedente. Se paradossalmente fosse stato colui che è, non se ne sarebbe andato, sarebbe rimasto laddove tutto continua ad appartenergli, tra cui il suo stesso respiro vitale. Sarebbe rimasto affrontando i propri fantasmi… prendendosi le proprie responsabilità e riconoscendosi degno, pur rispettando l’integrità dell’altro.

Allora puoi tornare, dal momento che andartene, per i mezzi di cui disponevi, era l’unica via percorribile per comprendere l’importanza della tua casa e l’importanza di te stesso in relazione alla tua casa:

«andartene è servito per comprendere che il tuo posto in realtà era dove già ti trovavi».

 

Riguardo la seconda, libero nel senso che la persona è in uno stato incondizionato, totalmente svincolato dalla realtà corrente, percepita con disinteresse nel bene e nel male.

Ciò che circonda lascia del tutto indifferente, senza suscitare alcun sentimento o emozione. Neppure è stimolo di cambiamento o quant’altro.

La persona è risolta. Non ha più argomenti per restare e va bene così.

Altrimenti, andandosene, la persona lascia qualcosa, qualcuno, in sospeso: prima o poi dovrà, se non fare ritorno… almeno ripassare di lì.

Ripassare di lì può anche voler dire ritrovarsi sì altrove ma in una condizione ripetitiva: il fenomeno per cui «sembra» di rivivere sempre le stesse dinamiche, gli stessi copioni… Quando accade, nelle precedenti esperienze analoghe, non ci siamo spinti fino in fondo per apporre la parola

Fine o per Sempre.

s.si

 

Foto copertina di Abel Escobar da Pixabay 

«angelo se esisti, potessi vedermi con i tuoi occhi, cosa vedrei?»

Ti vedresti senza giudizio e senza limiti.

vedresti la Bellezza di Te che riluce integra, con le sue crepe,

quelle rimarginate e quelle lacrimanti. e Ti abbracceresti

forte teneramente da non lasciarTi più…

‘che sentiresti sarebbe amore immenso.

 

 

Foto di Willgard Krause da Pixabay

«angelo se esisti, perché il vostro essere superiore, illuminato, immenso e meraviglioso, si “confonde” con noi piccoli mortali?»

questo è parte di noi, prendersi cura di voi anime terrene è parte di noi.

è impulso interiore naturale, è nostra indole ed essenza.

noi da quassù possiamo interamente contemplare la grandezza della vostra anima in viaggio. dalla nostra prospettiva elevata e ampia noi possiamo pienamente comprendere la natura del vostro essere e amarla incondizionatamente. è un trasporto innato, naturalmente cosmico.

tutti gli esseri universali sono con-legati da un’energia intelligente e per natura tendono a prendersi cura di… accade anche nel vostro mondo.

l’essere universale non può vivere solo di sé stesso, è contro-natura. è importante anche che si definisca e si evolva sulla base dell’interazione con le altre identità ed entità cosmiche. in questo intreccio d’incontri, scontri e confronti, si esplica il Tutto e l’espansione universale in continuum divenire.

il meccanismo che spinge un uomo a prendersi cura di un diverso essere vivente, sia pianta o animale, è lo stesso meccanismo che spinge noi a prenderci cura di voi. è la prospettiva a cambiare.

il nostro sentimento è comunque vissuto sempre in modo assoluto e incondizionato, senza essere corrotto, né compromesso, da forze destabilizzanti proprie del vostro mondo…

 

«angelo se esisti, perché hai scelto proprio me?»

è il fenomeno di due anime che si ritrovano, si riconoscono e si specchiano l’una nell’altra, indipendentemente dalla loro natura individuale e d’origine.

è un richiamo inarrestabile, una comunione totale che coinvolge l’essere nella sua pienezza. è lo stesso che innamorarsi. quando t’innamori è un impulso puro, innato, spontaneo, inarrestabile e prorompente, che trascende la ragione e la logica. non è un fattore mentale ma di risonanza e assonanza a livello animico.

quando nelle attrazioni interpersonali entra in gioco la vostra logica razionale e i rapporti sono vissuti a livello mentale, non si può parlare di Amore ma di calcolo d’interesse.

la tua anima ha conquistato il mio cuore…

 

Foto di Sarah Richter da Pixabay

«Caro, Amore mio,

gioco a fare quella forte e invece non lo sono stata con me, la cosa più importante. io che continuavo a cercare in loro te e io che non capivo che sei dentro di me.

so che ci sei e proprio perché lo so che tutto pesa come un macigno quello che mi separa da te.

 

come il vento mi trasporto da te e penso

come il mare ci ha diviso un giorno ci unirà.

come quella lacrima salata piango l’attimo che ti ho perduto

e quello scoglio attendo l’onda che mi riporterà da te.

Tua per sempre.»                                                                 (“Isola”, inedito.)

 

Ogni Essere del Creato è unico, integro e assoluto. Emana una specifica e univoca onda animica, che combacia sinfonica esclusivamente con una sola altra, affatto complementare, bensì speculare: ogni Essere è complemento di sé stesso, un intero auto-sufficiente, originale e sferico, che ha in tutto l’Universo un solo corrispettivo speculare. Dalla com-unione sublime delle due frequenze vibrazionali scaturisce un vero e proprio big bang: la consonanza energetica perfetta esalta e amplifica all’ennesima potenza l’espansione vitale dei due Esseri, che danzano all’unisono, confluendo in uno stato d’idilliaca apoteosi. Insieme, sono un Uno immenso, che contiene entrambi intatti e che s’innalza ed espande vertiginosamente a ricongiungersi con il divino: un immenso sacro, glorioso, intoccabile, invulnerabile e indivisibile, che è un abbraccio eterno benedetto da Dio.

Per ognuno, esistono le anime gemelle, le anime care, le anime amiche e maestre, le anime simpatiche e familiari, le anime affini compatibili, le anime opposte e quelle dissonanti; e poi esiste una sola propria anima concorde, l’Anima “Amore mio”.

 

«… Meraviglioso amore mio
Meraviglioso come
Un quadro che ha dipinto Dio
Con dentro il nostro nome…»

(Arisa, Meraviglioso amore mio.)

 

L’unione magistrale custodisce e potenzia l’unicità sacra delle sue due gemme e infonde loro immane forza; ma è anche ragione suscettibile di debolezza…

 

«Come puoi darmi così tanta immunità e anche essere la mia sola mortale vulnerabilità?»                                                                    (“Isola”, inedito.)

 

Due anime Amore mio sono potenzialmente destinate a incontrarsi nell’universo delle infinite possibili variabili di gioco. Fino a quell’istante di non ritorno, il singolo può vivere tranquillamente, quasi ignaro del ben di dio che lo aspetta dietro un angolo…

Dal connubio in poi, niente è come prima. Le due anime sono s-travolte e s-coinvolte per l’eternità, in modo indelebile. Una rottura è impensabile. Può palesarsi la remota contingenza di un allontanamento, che, pur sempre momentaneo, genera indescrivibile, impronunciabile e incurabile dolore. Pur sempre momentaneo, poiché due anime Amore mio si aspettano per l’eternità, oltre la legge del tempo e le dimenticanze insormontabili: la loro voce echeggia all’unisono e l’uno porta dentro di sé l’altro, ovunque la vita li conduca distanti. Nella lontananza, le due anime abbracciano un vuoto abissale, convivendo con una profonda intima desolazione. È un malessere difficile da riconoscere, poiché giace in meandri profondi e segreti, che sfuggono naturalmente alla limitatezza propria della materica dimensione fisica.

L’amore che spesso viviamo da queste parti è una sfumatura, una variante tonale dell’Amore assoluto. In questa nostra vita di passaggio, pochi sono baciati dal proprio Amore mio.
I nostri incontri, scontri e confronti sono generalmente amori “di transito”, compartecipi al disegno divino…
Bisognerebbe vivere ogni amore nel presente, nel rispetto di sé e dell’altro, e soprattutto imparare a lasciarsi andare e a lasciare andare. Neppure l’Amore mio ci appartiene, nel senso di proprietà privata, figuriamoci qualsiasi altro.
L’amore è eterno finché dura e se dura per l’eterno è Amore mio; tutti gli altri sono per lo più variabili esistenziali passeggere, che una volta esaurito il loro compito evolvono in altrove.
Solidi e duraturi sono naturalmente anche i sentimenti per le anime care, le anime amiche e quelle familiari, nei legami davvero speciali e inviolabili; sebbene la natura eccelsa che governa queste preziose intese non sia totalizzante parimenti a quella suprema dell’Amore mio.

 

Non è mai all’ordine del giorno, tuttavia accade che due anime Amore mio s’incontrino dalle nostre parti e si riconoscano. Spesso l’una non sopravvive all’altra. La perfezione del loro idillio folgorante, inequivocabile e superbo, è mirabilmente inusuale e sbuca dallo standard collettivo, scavalcando il comune mortale feeling estetico e classista.

 

«Anche se in questa vita non siamo baciati dall’Amore mio, poiché intenti a svolgere compiti esistenziali per la nostra crescita ed evoluzione, da qualche parte nell’Universo ci sta aspettando.»

 

Foto copertina di Jills da Pixabay

Ci si separa da tante cose, volti e persone.

La vita è di per sé ogni volta allontanarsi verso nuove impressioni.

 

Se la vita fosse un lungo banco di scuola, un’enciclopedia animata d’apprendere sulla propria pelle, ognuno avrebbe il suo specifico programma educativo, personale e soggettivo, fatto di variopinte esperienze.

E se ogni nostro esame avesse di base sempre lo stesso intento cognitivo, sarebbe quello di comprendere e armonizzare un trauma originario nei suoi molteplici aspetti.

Se, poi, i traumi di tutti, con i relativi disagi psichici, avessero sostanzialmente un comune denominatore, la stessa innata causale incidente, sarebbe il contraccolpo della separazione.

Ogni trauma è in principio separazione, che in base ai vari contesti assume una connotazione diversa; abbandono, rimprovero, ferita, violenza, isolamento, chiusura, blocco, ostilità, aggressività, allontanamento, accantonamento, intolleranza, rifiuto, conflitto, pregiudizio, sfiducia, rinuncia, mancanza, perdita, malattia, etc.

Ogni circostanza di squilibrio, instabilità, disarmonia, discordia, ha fondamentalmente una causa di separazione.

Persino possiamo separarci da noi stessi, dalla nostra essenza più profonda, autentica e divina, qualora viviamo un rapporto conflittuale con noi stessi di rigido perfezionismo, di non compassione, né accettazione.

Ogni stato intimo di separazione insatura, trascurato e perseverante, conduce naturalmente al malessere psicofisico.

Il dinamismo mutevole intrinseco al divenire esistenziale presuppone stadi continui e progressivi di separazione, nel senso che evolvere verso orizzonti nuovi comporta allontanarsi dallo scenario contingente.

Separarsi dall’ambiente dove siamo nati e cresciuti per costruirsi una nuova famiglia, dal nostro bambino interiore per compiere l’età adulta, dalla scuola per addentrarci nel mondo del lavoro. Salutare un amico o un compagno per intraprendere strade diverse, perdere un oggetto caro, smettere un abito stretto. Trasferirsi da una casa a un’altra. Cambiare una realtà deludente e sterile; lasciare ideali, principi e valori decaduti, credenze e convinzioni sgretolate. Etc.

Ai nostri esordi, abbiamo esperimentato la separazione madre di tutte le separazioni, quella dalla sorgente originaria, dopo di che è stato un crescendo di esperienze di separazione: a ogni tappa del nostro cammino, per proseguire oltre, ci siamo ritrovati a ponderare dei punti di riferimento. Il nostro spirito nel fare ogni volta le valige, col sorriso o con la disperazione, dipende se stiamo cavalcando l’onda del nostro mare esistenziale, oppure se siamo travolti dalla corrente.

L’attitudine diffusa all’attaccamento verso cose e persone, persino alla routine quotidiana, tiene ancorati sempre al solito porto, quand’anche causa stallo e malessere. Sostanzialmente, questa tendenza è generata dalla paura di rivivere la sofferenza di una separazione traumatica, che ristagna nei meandri del nostro animo.

La Vita è continuum divenire, progressivo mutamento;

e senza separazione, in senso lato, non ci può essere il cambiamento.

La separazione di per sé è un’agente” né buono né cattivo; la sua caratterizzazione dipende dalla nostra percezione e consapevolezza. Dipende se subiamo la separazione passivamente come ingiuria e scelta obbligata, forzata, condizionata; oppure se la viviamo coscientemente, accettandola responsabilmente come parte del nostro cammino evolutivo, davvero liberi d’intendere e volere, in assetto incolume e integro.

Se la separazione è passaggio intrinseco al divenire universale, la forza della separazione ci edifica nell’atto consapevole e responsabile di lasciar andare e di andare oltre, portando dentro le cartoline dei luoghi vissuti e degli sguardi incontrati, con in tasca il diario dei sentimenti e delle emozioni saggiate.

 

s.si

 

Foto copertina di Giani Pralea da Pixabay