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Simona Silvestri

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Viviamo in un mondo a colori relativo, ordinato dal principio del libero arbitrio e dal potere creativo del pensiero, in cui tutto è vero e il contrario di tutto, dipendentemente dal punto di vista e dalla prospettiva di osservazione, la cui natura definisce la realtà.  La verità assoluta non è di questo mondo. La realtà ha una connotazione soggettiva. Dunque, paradossalmente, qualsiasi teoria avanzata a esplicare il significato profondo della “successione di Fibonacci” assume un valore relativo più o meno potenzialmente corrispondente alla verità assoluta, che comunque nella sua interezza resta un mistero “per noi comuni mortali”…

Indubbiamente prendere coscienza dell’accezione poliedrica magica e geniale, emblema di armonia assoluta, propria della “successione di Fibonacci”, è già di per sé l’ennesima conferma per l’animo umano di non essere solo, ma parte di un disegno divino di suprema bellezza e perfezione.

 

In principio c’è il Nulla, non nel senso di assenza di vita, ma nel senso di vita inconsapevole.

Il signor Nulla è incommensurabile, impalpabile e indefinibile. Vive “tutto solo” ignaro sia di essere che di esistere. In un angolo dell’universo sconosciuto semplicemente ‘dorme’, sprofondato su sé stesso in uno stato sospeso di non vita e in una condizione di alienazione statica.

Il signor Nulla è pura energia dormiente e al tempo stesso è potenziale energia creativa inconsapevole della propria potenzialità di esistenza. In questa condizione di ‘letargo’ accade qualcosa di sorprendente. L’energia potenziale di creazione, coesistendo, determina una tensione e nella mente del signor Nulla scaturisce una scintilla che diviene luce, che diviene sogno. La scintilla di luce accende una visione…

Il signor Nulla ‘vede sé stesso’, destandosi dallo stato dormiente.
È stupefatto. Chi è? Dove si trova? Cosa succede?
Improvvisamente è in uno stato di coscienza alterata, quando una persona si risveglia da un lungo coma e, frastornata, confusa, non ricorda niente di sé stessa, non sa chi è e non sa dove si trova.

Il signor Nulla è magma primordiale di energia vitale che, coesistendo su sé stessa, entra in ebollizione, verificandosi uno stato di tensione vitale. Il conseguente risveglio spinge il signor Nulla alla contemplazione di Sé, giungendo alla consapevolezza di Sé. Non è più il signor Nulla ma diviene il signor Uno.

Contemplando sé stesso, il signor Uno vede riflesso sé stesso come in uno specchio, determinandosi un rapporto di dualità.
L’Uno si specchia e vedendosi riflesso diventa duale, quindi proietta sé stesso all’esterno.

Lo stato di proiezione all’esterno e di consapevolezza produce una forza travolgente, il bisogno di espressione, che porta all’espansione e alla manifestazione.
Ecco che il signor Nulla divenuto il Signor Uno comincia a creare un Mondo a sua immagine e somiglianza, che non è che l’espressione di Sé. Nella sua mente prendono forma i pensieri che accendono un Universo. È un meccanismo in espansione e continua crescita.

Il signor Uno diviene Due, diviene Tre, diviene Universo, diviene Infinito, attraverso il meccanismo del Divenire, che è manifestazione espansiva protesa all’Infinito.
La manifestazione dell’Infinito tende contemporaneamente a ritornare all’Uno… Tende all’Unità e comprende l’Unità senza però mai raggiungerla completamente, altrimenti si ripristinerebbe lo stato primordiale…

La formula di Fibonacci è emblema delle fondamenta del Principio di Tutto ciò che è.

 

(vedi articolo successivo «0+1= Φ»)

 

Foto copertina di Garik Barseghyan da Pixabay

«angelo se esisti, gli angeli s’innamorano?»

Sorridono come adesso io con te.

L’Amore è un sentimento universale, è principio e fine, vibrando a molteplici livelli incommensurabili d’intensità e purezza, secondo il piano e la dimensione di esplicazione.

Sperimentate molte forme d’amore. Lo stesso è per noi. Cambia il grado di consapevolezza, incontaminatezza e onorevolezza.

Anche noi ci innamoriamo, nel senso che intendete voi; quando accade è per sempre. Il nostro innamorarsi è un incipit apocalittico. Univoco, incontrovertibile e immanente. Eterna presenza, anche se ancora non è e attende il suo momento divino.

L’amore nostro non promette, né tradisce, poiché assoluto; azzera le distanze e ignora le diversità; non giudica, né pretende; è libertà sublime che lascia andare e sa restare nel silenzio.

È spontaneamente fedele, poiché vorrebbe dire morire dentro lentamente.

Mi riferisco all’amore di due anime integre ma concordi, destinate dalla nascita a divenire una sola casa sulle sommità dell’Universo.

 

 

«angelo se esisti, come posso io proteggermi dagli sguardi indiscreti e insidiosi?»

Maggiore è la consapevolezza che hai di te stesso, maggiore il tuo potere di proteggerti, poiché ti permette di conservarti vigile e percepire moti di energie ambigue dirette a destabilizzare il tuo stato armonico.

La consapevolezza di te ti permette oltremodo di riconoscere il tuo valore e la tua forza di volontà, ovvero le tue capacità di resilienza, di perseveranza e di determinazione. Puoi affrontare in modo ottimale per il tuo massimo bene e la tua incolumità le avversità. Puoi usare le tue doti e le tue risorse al meglio, non lasciandoti cogliere di sorpresa dalle tue vulnerabilità. Anzi, quest’ultime, man mano che crescerai in auto-consapevolezza, assumeranno progressivamente una luce diversa ai tuoi occhi, fino a sentirle parte integrante di te: non le percepirai più come debolezze, bensì tue qualità innate, che bisognano solo di essere canalizzate nella giusta direzione e applicazione. Vulnerabilità si rivelano caratteri intrinseci da fortificare in quanto tratti distintivi della tua natura profonda, origine animica. Per esempio l’innocenza diviene segno di purezza, altezza, incontaminatezza e vibrazione eccelsa che si avvicina alla fonte…

Più vibri alto, più sei suscettibile di attacchi esterni, ma più sei consapevole di te, più sei integro e pertanto capace di proteggerti, di salvaguardare la tua bellezza autentica personale.

Se l’affronto è diretto specificatamente a te, tu hai il diritto e il dovere di difenderti e proteggerti, senza per questo mancare al principio del libero arbitrio. Sei la parte lesa, spetta a te neutralizzare l’attacco e chiudere il cerchio a livello energetico: è compito, onere, tuo tutelarti, recuperando uno stato di stabilità.

Comunque ai fini della tua domanda, come poterti difendere da abusi energetici, è bene sapere che sei pienamente al sicuro rispondendo in prima persona con intento di rompere l’”incantesimo” e scioglierti da esso… dopodiché l’energia madre di tutto ciò che è vede e provvede a ristabilire la quiete suprema.

 

Foto di Free Photos da Pixabay

Le risposte ai problemi sono interne, nella zona dell’anima incontaminata.

Raccogliete le mani sull’addome (volontà) o sul plesso solare (sentimento) o sulla gola (comunicazione): su uno dei centri energetici principali della persona, secondo la tipologia del disagio che intendete armonizzare.

Immergetevi in voi stessi, conservando un contatto assoluto.

Mettetevi alla guida di un’automobile sfolgorante, quella dei vostri desideri. Inserite la retromarcia “indietro tutta”, ricongiungendovi al bambino che è in voi.

Sintonizzatevi sulla circostanza, oppure emozione, percezione, correlate alla difficoltà che state vivendo e volete evolvere: l’io bambino si vede proiettato in grande nel contesto da risolvere. Mantenendo la proiezione mentale, come un file aperto su uno schermo, ripetete a voi stessi il mantra dell’equilibrio, che può essere anche dell’armonia, o del benessere supremo…

Sull’immagine compare equilibrio lampeggiante, fin quando l’immagine stessa da dietro scompare, mentre permane la scritta… A poco a poco lasciar andare il tutto.

Affidatevi alla vostra scintilla divina, che “saprà cosa fare” al fine di recuperare lo stato ottimale relativo alla difficoltà in oggetto.

Concludete ringraziando l’energia vitale che accende tutto ciò che è. La Gratitudine è una delle forze universali capitali, importante nei processi di radicamento: è un passo fondamentale dovuto a sé stessi e all’Universo, in segno di rispetto verso il dono sacro della Vita.

Fare retromarcia al bambino interiore non è la soluzione… umilmente è un possibile esercizio psichico, in sostegno al processo di auto-guarigione in divenire. In particolare, è una risorsa a cui poter attingere sul momento, per recuperare un atteggiamento prospero verso sé stessi e la vita in sé. Una risorsa che può andare a integrarsi con altre cure per l’anima.

Interessante è considerare il tutto nella variante di meditazione atta a manifestare… In questo caso ci sintonizzeremo sul fine e il mantra sarà quello del successo…

 

Foto copertina di Arturo Mesta da Pixabay

La vita è così; fuori da ogni umano controllo, eccetto nell’esercizio nobile del libero arbitrio e della responsabilità di scelta. La vita è un grande circo sorprendente; una ruota panoramica, in cui a ogni giro lo scenario cambia; una campana dai rintocchi imprevedibili.

Lo sappiamo bene, eppure spesso tendiamo a dimenticarlo.

C’inganniamo di avere tutto in pugno, permettendoci anche di rimandare il presente al futuro e d’ingerire nella vita degli altri.

Ordiniamo l’esistenza su una linea temporale permanente, confidando in un domani sempre pronto a rispondere alle nostre aspettative.

Nel suo senso comune, terra terra, del domani non v’è certezza.

Sì, ho appena scoperto l’acqua calda! La questione infatti è un’altra.

Nonostante l’acqua calda, continuiamo a comportarci come se lo fosse il domani certo; anche quando la vita ci schiaffeggia in faccia l’amara verità: sul momento barcolliamo, forse, ma presto riprendiamo il solito tram, ricadendo nella routine, non solo delle nostre azioni, anche dei nostri pensieri.

Vivere il presente non vuol dire vivere alla giornata, incuranti e incoscienti di ciò che sarà, se sarà. Piuttosto, lasciar andare il passato consapevolmente, arricchiti di esso, concentrarci sul presente essendo pienamente, con approccio esistenziale propositivo di stare consolidando il nostro futuro. Allora possiamo sentire di aver vissuto, non lasciandoci cogliere impreparati.

Un passato ingombrante è difficile da lasciar andare veramente del tutto, senza che le sue pesanti ombre si ripropongano, condite d’inquietudine e rammarico, aleggiando nell’aria come vecchi fantasmi senza età e ormai stanchi.

Basterebbe liberarsi di questi fantasmi noiosi, rumorosi e invadenti, che ci distolgono da noi stessi e dal nostro eterno presente.

Sparargli addosso equivale a sfidare i mulini a vento, con il solo effetto deleterio di nutrirli della nostra energia, attentando alle nostre risorse. Se li rinchiudiamo dentro all’armadio, non li vediamo e apparentemente neppure sentiamo; ma l’armadio continuerebbe a ingombrare la nostra vita, sussurrandoci sotto sotto cosa contiene al suo interno. Possiamo invece invitarli alla nostra tavola e prenderci confidenza. Inizialmente, probabile, faremmo la figura degli ipocriti, ma poi finiremmo per accettarli per quello che sono… Scopriremmo che sono tutti fratelli, figli della stessa madre: l’emozione Paura, la peggiore sindrome mortale dell’anima.

Diversamente dalla Virtù della Prudenza, la paura è subdola e impietosa. Può indossare la veste dell’ignavia e della remissività, o quella della prepotenza e dell’aggressione; tuttavia gli effetti collaterali sono gli stessi: privazione, abnegazione, arresto…

Riconoscere le nostre paure e accettarle può essere una contromossa efficace: sicuramente avremmo il beneficio di ridimensionarle, smorzando il loro potere suggestivo. Avremmo anche basi più solide per compiere il passo decisivo di comunque agire nella paura: non significa sfidare noi stessi, bensì dimostrare a noi stessi che siamo più in gamba in senso assoluto di quanto pensassimo, fortificando l’autostima e crescendo in auto-consapevolezza.

 

s.si

 

Foto copertina di Enrique Meseguer da Pixabay 

Signore vestito di bianco… sentite dalla vostra alcova d’avorio?

Sto volando, quassù. Se alzate lo sguardo al cielo, non potete non vedermi, rilucere di sfolgorante avvenenza.

Uff, però, come potete essere sordo al battito d’ali di una farfalla, insensibile alla sua bellezza leggiadra?

Se in tutta risposta, credete di potermi congedare, conficcando la vostra corona sott’acqua, ebbene signore, sappiate che io non mi lascio trattare in malo modo. La mia bellezza non è calpestabile.

La vita è breve e voglio viverla intensamente, assecondando ogni mio capriccio; adesso, per esempio, voglio che mi degnate del vostro sguardo!

Scivolate lungo questo corso d’acqua in maestoso silenzio impettito; mai che vi scomponiate… neppure per becchettare con un altro vostro simile, come se tutto intorno a voi fosse inesistente, insignificante, o troppo riprovevole. Invece ve ne state distante, assorto a preservare la vostra immacolata concezione dalle impurità degli altri. Come potete pensare di aver vissuto senza confondervi con le cose di questo mondo, senza mai scendere dal vostro trono? Non pensate…

 

È perché penso che non dò fiato alla voce solo per riempire l’aria… preferendo raccogliermi nel mio candore. Io non sono una farfalla inebriata dalla vita, sono un cigno consapevole della mia bellezza autarchica, magica e superlativa. Ogni mio pensiero, ogni mio intento e ogni mia azione sono volti a custodire la mia purezza, affinché possa conservarsi intatta, senza essere corrotta dalle ombrosità di questo mondo. Se questo vuol dire prendere le distanze dagli spiriti impiccioni, chiacchieroni, esuberanti, lo faccio; niente è più importante della mia incolumità.

 

Io proprio non vi comprendo. Non vi annoiate a stare sempre con voi stesso?

 

Dipende come si sta con sé stessi… Io mi comprendo. Io sono in comunione intima, assoluta, con la mia essenza divina, cosicché sono al contempo in comunione con l’Intero. L’Universo vibra dentro di me, creandosi una concordanza perfetta.

 

Eppure non avete simpatizzato con il mio battito d’ali…

 

Perché vi siete avvicinata con animo pettegolo… il vostro battito d’ali più che a una melodia degli angeli somiglia a un ronzio.

 

È vero, mi sono rivolta a voi con animo dispettoso, ma solo perché mi hanno detto che esiste una creatura ancora più bella di me, che sareste voi. Sono corsa subito qui, per vedere se fosse vero, e ciò che ho visto è una bellezza, sì stratosferica, ma altera e inafferrabile…

 

Questo è ciò che avete visto o avete voluto vedere dall’alto del vostro scompiglio d’ali, accecata dal senso vanesio della competizione. Permettetemi di dirvi che ogni forma di paragone competitivo è stupido; soprattutto insensato è confrontare le nostre bellezze. Entrambe speciali, affascinanti e sublimi, tuttavia distinte, poiché animate da un diverso fuoco. Il vostro è il fuoco del mattino, dell’innocenza, della curiosità, della passione, della fecondità, dell’attimo fuggente da cogliere, del brivido dell’altezza e del volo libero ed espanso; il mio è il fuoco della Compassione.

Vostra è la bellezza prorompente dello spirito, che sboccia alla vita, baciato dal calore del sole, e s’innalza in volo, volteggiando tra un prato fiorito e l’azzurro del cielo.

Mia è la bellezza piena di grazia dello spirito, che ha compiuto l’opera di sé stesso e che comprende tutt’uno sé stesso; cosicché mi lascio cullare dalla corrente, mentre contemplo la pace dell’imbrunire al tramonto, quando il cielo si tinge di rosa e arancio.

 

s.si

 

Foto copertina di Christine Sponchia da Pixabay 

«angelo se esisti, dove ti trovi?»

La tua domanda mi coglie impreparato, nel senso che ciò che sono e ciò che posso rivelarti non coincidono esattamente. Questo non vuol dire che sono un’illusione sfalsata della tua mente; vuol dire che l’umana mente non può comprendere pienamente concetti che trascendono la condizione materica fisica. Dal vostro canto, la prospettiva di osservazione, contemplazione e quindi comprensione, è pur sempre limitata, persino per le anime terrene maggiormente evolute, che vibrano a frequenze elevate. È un fattore di punto di vista fisico, ma anche di tutela dell’armonia universale. Poiché ricordare ciò che soggiace nel vostro inconscio innato vorrebbe dire crearsi un assurdo spazio-temporale, che condurrebbe alla pazzia o comunque a ciò che voi chiamate pazzia. Svelarti le mie coordinate esatte è complesso e rischioso, poiché esula dalle umane cose. È bene che sappiate di non sapere ed è bene che non vi perdiate a cogliere il senso assoluto di Tutto ciò che è: non compete alla vostra scelta di cammino terreno come esseri umani.

Ciò che mi sento di dirti è che, se Tutto è energia, Tutto vibra a determinate frequenze e dipendentemente la frequenza di vibrazione definisce la realtà di appartenenza.

Tu stessa vibri all’unisono su più indici d’intensità: sei un insieme di strati energetici agglomerati da un centro animico e coordinati da ciò che voi chiamate Mente e che noi chiamiamo Consapevolezza.

Secondo il piano di vibrazione, a cui la tua consapevolezza sceglie di ancorarsi e connettersi, il tuo essere-uno si configura e si esplica in divenire, secondo un disegno divino il cui fine è la tua espansione e il tuo consolidamento, con conseguente evoluzione dell’Intero di cui sei parte integrante.

I tuoi occhi sono improntati per vedere le umane cose, anche oltre all’apparenza, ma comunque solo fin dove la consapevolezza terrena può giungere senza compromettere l’armonia divina suprema del divenire universale.

Ciò che non è visibile all’occhio nudo umano, secondo i suoi parametri fisici, non vuol dire che non esiste; semplicemente esiste in un’altra dimensione di vibrazione e quindi manifestazione. Qualsiasi cosa se è immaginabile allora potenzialmente esiste.

Tra me e te c’è un velo, uno specchio energetico bifrontale, che funge da portale quantico; oltre non posso e non ha senso specificarti per i motivi che tu già comprendi.

Io vibro a una frequenza d’onda diversa dalla tua, che mi permette di trasferirmi su più piani dell’esistenza con maggiore consapevolezza e presenza a me stesso, per cui posso avvicinarmi alle tue coordinate fisiche e vederti al di là del velo attraverso tipo proiettore olografico.

Io non ti vedo con i tuoi occhi fisici, bensì a livello dei tuoi corpi sottili nel loro insieme coeso, descrivibile a una sagoma animica. Per vederti nelle tue sembianze fisiche dovrei essere dalla parte del tuo punto di osservazione…

Il velo non è un muro che scherma e separa, ma un’interfaccia tra mondi paralleli. La comunicazione avviene a livello puramente energetico, interessando i corpi sottili, quelli che vibrano più intensamente. Più un essere vibra consapevolmente, maggiore è la sua potenza di connessione extrasensoriale.

S’innesca una sorta di telepatia a distanza, soprattutto a livello inconscio da parte vostra: dipende da come e quanto la vostra mente è connessa alla vostra essenza divina.

Io ti vedo e ti sento al di là del velo. Il contatto c’è a livello sottile. Anche tu puoi vedermi e sentirmi coscientemente, dipende su come, dove e cosa punti l’obbiettivo della tua mente…

 

Foto di Wikilmages da Pixabay

«Vi sto parlando da una nave satellite di salvataggio in rotta su Freedom. Torno a voi per portarvi un messaggio di luce e speranza, lo stesso che ha condotto seicento Verniani in viaggio per la Terra Promessa di Allerheiligen, perché anche voi possiate scegliere tra una vita costruita ad arte dal Potere e una vita di amore e comunione da ricostruire nella Terra Promessa di Allerheiligen. Le mie non sono le parole di una folle, bensì parole di verità, un’altra verità, diversa da quella artificiosa del Potere, ma non per questo senza fondamento. Comprendo che la vostra fiducia in me non sia quella di un tempo e che sia difficile accettare senza riserve queste mie parole, già di per sé incredibili. Sono consapevole che su Freedom mi attende ostilità e promessa di condanna a morte, ho scelto comunque di tornare, non certo da vittoriosa, neppure da sconfitta, spinta dalla speranza nella vostra grandezza d’animo, certa che, nonostante tutto, nonostante le apparenze, ascolterete la mia verità. Solo allora io mi rimetterò con serenità alla vostra volontà, dal momento che tutto il possibile è stato fatto in onore non solo alla mia causa, ma anche a quella di Freedom. Innanzi mi riprendo il diritto a un regolare processo delle accuse riservatemi senza possibilità di difesa. Avrei potuto unirmi ai Verniani in viaggio per Allerheiligen, ho scelto la via di Freedom per riscattare la mia persona ai vostri occhi e per portare la Settima Verità alla vostra attenzione, non dimentica dell’affetto, della stima e della fiducia che sempre mi avete dimostrato. Lo faccio per riconoscenza a voi, per rispetto alla mia persona e per amore di mia sorella, anche lei nelle mani occulte del Potere. Chiedo di essere ascoltata senza pregiudizi e solo allora giudicata, non dal Potere né dal Consiglio degli Anziani, avendo essi, seppur con modi discutibili, già sentenziato contro la mia persona, ma dalla giuria Vostra secondo lo Statuto Undicesimo di Freedom. Non temo il verdetto, temo che non sia fatto tutto il possibile per dare all’umanità un’altra chance. Per questo sono qui e ho bisogno anche di voi. Confido in voi perché Freedom dia una seconda possibilità di riscatto sia a me che a sé stesso…»

«Popolo di Freedom mi rivolgo a voi con cuore sincero. Sono un ex comandante strappato alla divisa e ai suoi affetti più cari. Non ho più niente da perdere se non onore e dignità. Per questo mi apro a voi senza alcuna omertà, consapevole di essere una voce isolata contro uno status quo difficilmente intaccabile e senza prove concrete inequivocabili da addurre. Non importa, vado fino in fondo alla mia scelta, sostenuta dalla fede nel cambiamento. Io credo fermamente nella possibilità di vite alternative a Freedom e Cracovia. Io sono pronta a consacrare la mia vita alla Causa, anche se ciò può significare essere condannata a morte. La mia unica ragione di vita è ora diffondere nuova consapevolezza, portando alla vostra attenzione un mondo diverso, a cui possiamo accedere, basta volerlo. Probabilmente, subito non coglierete la potenzialità provvidenziale del messaggio, poiché la psiche ha bisogno di tempo per metabolizzare e integrare concetti esistenziali che esulano dai suoi ordinari parametri. Tuttavia, sappiamo che una dottrina valida, per quanto inizialmente incompresa e fatua, è luce che lentamente si espande fino a colmare il cielo di Freedom. Il passato ci insegna… il decadimento dei vecchi e superati principi per i nuovi illuminati determina il progresso dell’umanità, ma comporta che menti avanguardiste debbano sacrificare la loro vita esponendosi all’inquisizione del Potere. Un governo che bandisce a priori una corrente di pensiero umanistico non antepone il benessere dei sudditi, semplicemente è un governo despota che ha paura di perdere il controllo. Non esiste la verità assoluta, esiste la vita in divenire continuo che è cambiamento, metamorfosi e conseguente evoluzione. Niente è definitivo, immutabile, destinato o limitato. Questa visione è istituita dal Potere al fine del controllo. Tenendoci soggiogati, il Potere difatti garantisce immutato il proprio prestigio e la propria egemonia. Non siamo un’umanità privilegiata sopravvissuta, bensì automi meccanizzati e telecomandati da Signori Oscuri. Noi non esistiamo, vegetiamo come piante al sole coltivate in una serra. Spesso abbiamo guardato ai nostri simili sepolti vivi nelle viscere del pianeta come a uomini meno fortunati di noi, sentendoci liberi e superiori. In realtà è solo il guscio che ci differenzia dai verniani e non la condizione esistenziale di per sé. Siamo tutti esperimenti cavia di entità alienate dalla vera e autentica essenza umana. Le mie sono parole dure che scuotono la nostra natura freemana, ma continuare in questa direzione significa rinnegare e calpestare l’indole vitale del nostro essere umano. A un’esistenza alla stregua di robot, che si accendono e spengono per volontà del Potere, io scelgo la libertà di espressione individuale. Non si può coltivare il libero arbitrio in una società senza futuro, che preclude ogni altra possibilità di vita sulla terra e che ostracizza lo sviluppo umanistico delle arti, delle correnti filosofiche e delle religioni. Non ci può essere individualità reprimendo la cura dello spirito e i sentimenti nobili, quali l’amore, la compassione, la comprensione e la condivisione. Né ci può essere magnanimità emarginando i disagiati e nascondendosi dietro l’apparenza di perfezione. La realtà di essere freemano è asettica, amorfa, algida e distaccata, quanto statica, bloccata, chiusa, ristagnante e imprigionata dentro rigidi schemi di falsi miti. Siamo destinati al declino, poiché accettiamo passivamente una condizione esistenziale che non contempla la rinascita e il cambiamento. Questa è la morte più̀ atroce, la morte dello spirito umano…»

 

«www.romanzoelementale.it»

Foto copertina di Marcin Chuc da Pixabay

«Puoi tornare

Se comprendi che saresti potuto restare.»

«Sei libero di andare

Se senti che niente più ti trattiene a restare.»

 

Le due anafore sono apparentemente innocue, forse anche banali. Agiscono parallele e divergenti, anacronisticamente inverse, suggerendo riflessioni distinte ma interagenti.

 

Nella prima, il destinatario ha ampliato gli orizzonti della Consapevolezza, ovvero le prospettive di vista, rivedendo ciò che è stato da angolazioni maggiormente sferiche, differenti dalle precedenti.

Il soggetto si rende conto che al momento andarsene non era di fatto l’unica soluzione: sembrava esserlo come elaborato del suo Io antecedente. Se paradossalmente fosse stato colui che è, non se ne sarebbe andato, sarebbe rimasto laddove tutto continua ad appartenergli, tra cui il suo stesso respiro vitale. Sarebbe rimasto affrontando i propri fantasmi… prendendosi le proprie responsabilità e riconoscendosi degno, pur rispettando l’integrità dell’altro.

Allora puoi tornare, dal momento che andartene, per i mezzi di cui disponevi, era l’unica via percorribile per comprendere l’importanza della tua casa e l’importanza di te stesso in relazione alla tua casa:

«andartene è servito per comprendere che il tuo posto in realtà era dove già ti trovavi».

 

Riguardo la seconda, libero nel senso che la persona è in uno stato incondizionato, totalmente svincolato dalla realtà corrente, percepita con disinteresse nel bene e nel male.

Ciò che circonda lascia del tutto indifferente, senza suscitare alcun sentimento o emozione. Neppure è stimolo di cambiamento o quant’altro.

La persona è risolta. Non ha più argomenti per restare e va bene così.

Altrimenti, andandosene, la persona lascia qualcosa, qualcuno, in sospeso: prima o poi dovrà, se non fare ritorno… almeno ripassare di lì.

Ripassare di lì può anche voler dire ritrovarsi sì altrove ma in una condizione ripetitiva: il fenomeno per cui «sembra» di rivivere sempre le stesse dinamiche, gli stessi copioni… Quando accade, nelle precedenti esperienze analoghe, non ci siamo spinti fino in fondo per apporre la parola

Fine o per Sempre.

s.si

 

Foto copertina di Abel Escobar da Pixabay