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Simona Silvestri

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» 𝒩ℴ𝒾 𝓃ℴ𝓃 𝓅ℴ𝓈𝓈𝒾𝒶𝓂ℴ 𝒹𝒾𝓋ℯ𝓃𝓉𝒶𝓇ℯ 𝒸𝒾ℴ̀ 𝒸𝒽ℯ 𝓃ℴ𝒾 𝓋ℴℊ𝓁𝒾𝒶𝓂ℴ ℯ𝓈𝓈ℯ𝓇ℯ 𝓇𝒾𝓂𝒶𝓃ℯ𝓃𝒹ℴ 𝒸𝒾ℴ̀ 𝒸𝒽ℯ 𝓈𝒾𝒶𝓂ℴ. «

La frase potrebbe suggerire che, per diventare il nostro Io ideale (spesso, ahimé, pure condizionato e non autenticamente proprio!), occorre cambiare noi stessi; che siamo sbagliati da correggere. Vorrebbe dire che non siamo abbastanza per essere il nostro “idolo”, per cui dobbiamo rinnegare o comunque snaturare noi stessi, sperando almeno che il nostro idolo corrisponda sincronicamente ed essenzialmente al nostro Sé superiore, verso cui cosmicamente tendiamo. Questa è una delle interpretazioni possibili, che, per quanto opinabile e arbitraria, è comunque, aggiungerei, spaventosamente dannosa, andando a incrementare il consumismo dell’Io.

𝙴𝚜𝚜𝚎𝚛𝚎 può avere valenza semantica di “psiche”, “indole profonda”, “anima autentica e originaria”; ma anche di “espressione, manifestazione del Sé”. La seconda interpretazione in questo contesto mi convince di più: 𝙴𝚜𝚜𝚎𝚛𝚎 in quanto il prodotto dei nostri pensieri. Quei pensieri che, determinando l’azione, innestano la realtà. Mi riferisco al modo in cui ci approcciamo al mondo, per cui la Vita di riflesso si mostra a noi. Come percepisco me stesso condiziona la visione di me nel mondo, quindi il mio modo di rapportarmi all’esterno e conseguentemente di agire, laddove l’azione ha l’effetto di suggestionare la realtà, lo scenario esistenziale.

Noi siamo essenzialmente permanentemente noi stessi, seppur in espansione conoscitiva ed evolutiva. Lo spirito resta intatto nella sua unicità autentica originaria per ciò che sostanzialmente è; cambia, non nel senso che può diventare qualcosa d’altro, snaturando sé stesso, bensì in quanto cresce, si evolve ed espande in consapevolezza, ampliando i propri orizzonti percettivi.

Cercare di cambiare con l’ego il nostro Sé profondo, la nostra indole animica, vuol dire porre resistenza alla nostra evoluzione, rinnegare noi stessi, disconoscersi, fino a morire dentro.

Il Sé innato per sua natura aspira a maturare in consapevolezza e di conseguenza a essere per cui esprimersi e agire. Non può cambiare il suo vero volto sarebbe come perdere la propria identità, unicità, ma può scegliere il costume, la parte e il palcoscenico con cui esibirsi, mettersi in gioco, esperimentare e quindi edificare in divenire sé stesso e la vita in sé.

Ecco che la frase assume per me un tono più convincente riscrivendola…

» 𝒩ℴ𝒾 𝓃ℴ𝓃 𝓅ℴ𝓈𝓈𝒾𝒶𝓂ℴ 𝒹𝒾𝓋ℯ𝓃𝓉𝒶𝓇ℯ 𝒸𝒾ℴ̀ 𝓋ℯ𝓇𝓈ℴ 𝒸𝓊𝒾 𝓉ℯ𝓃𝒹𝒾𝒶𝓂ℴ, 𝒶𝓈𝓅𝒾𝓇𝒾𝒶𝓂ℴ ℯ𝒹 ℯ𝓁ℯ𝓋𝒾𝒶𝓂ℴ, 𝓇𝒾𝓂𝒶𝓃ℯ𝓃𝒹ℴ 𝒸𝒾ℴ̀ 𝒸𝒽ℯ 𝓅ℯ𝓃𝓈𝒾𝒶𝓂ℴ ℯ 𝓆𝓊𝒾𝓃𝒹𝒾 𝒶ℊ𝒾𝒶𝓂ℴ. «

 

𝒮.𝓈𝒾 𝒞ℴ𝓃𝓈𝓊ℯ🗝️ℴ

 

 

I desideri e le ambizioni sono motori straordinari dell’esistenza, di per sé né negativi, né positivi; dipende come li viviamo.

In un certo senso ci vincolano, sbilanciandoci verso una precisa destinazione, che sì potrebbe essere il meglio auspicabile, come del resto no. Potrebbe esserci per noi qualcosa di più calzante e confacente, che per adesso semplicemente non abbiamo colto, forse perché non siamo pronti… o perché la vita è un continuo divenire metamorfico, per cui ciò che è, un istante dopo è già qualcosa d’altro.

La mèta può distoglierci dall’apprezzare il viaggio, così l’ambizione, l’oggetto dei nostri desideri, può distrarci dal nostro essere presente.

Per certo esisto io nel mio qui e adesso. Ciò che sarò e farò lo edifico in itinere, per cui importante è vivere al meglio me stesso strada facendo.

Concentro le mie attenzioni e risorse nel presente, con cura e totale apertura al futuro; con la fede che ciò che sarà, sarà comunque il mio bene, senza lasciarmi condizionare da alcuna aspettativa, senza cercare ostinatamente di dirigere la mia vita in una direzione precisa; semplicemente lasciando che tutto scorra, seguendo il flusso della corrente, fiducioso laddove mi condurrà. Con-fluisco in sincronia al mondo, cosciente a me stesso, con passione, gratitudine, ascolto e rispetto verso me, l’altro, la vita e i suoi doni.

Ben vengono le ambizioni e i desideri, se vissuti e interiorizzati in quanto sane passioni, predilezioni salutari che ci spingono ad amare noi stessi e la vita nel complesso. Bisognerebbe riguardarsi dalle aspirazioni morbose, di cui potremmo cadere vittime passive, lasciandoci risucchiare alla stregua di una droga o una dipendenza e rischiando di ritrovarsi soli…

Ambizioni e desideri come virtù dunque, risorse che arricchiscono noi e la nostra opera, da vivere nel presente, senza venirne ingoiati, travolti e stravolti. Sono un toccasana nella misura in cui non precludono tutto il resto, anzi ci conservano integri, ci potenziano, vivendo la vita in ogni suo aspetto, consapevoli che le ambizioni e i desideri possono cambiare e cambiano con noi che cresciamo e maturiamo in saggezza.

Credo che uno degli enunciati più blaterato, dato per scontato e in realtà tanto prezioso quanto difficile da applicare, sia vivere e assaporare l’attimo corrente, restando vigili a sé stessi. Una sana indipendenza dai propri desideri e ambizioni è una delle attitudini che maggiormente ci aiuta a vivere il presente nella sua pienezza e nel massimo della nostra potenza.

ℬ𝓊ℴ𝓃𝒶 𝓈𝓉ℯ𝓁𝓁𝒶 𝓃ℯ𝓁 𝒸𝒶𝓈𝓈ℯ𝓉𝓉ℴ💫

𝒮.𝓈𝒾 🦢

 

Foto copertina di Alex Hu da Pixabay.

«angelo, io lo so che tu ci sei…»

S –       Credere che tutto abbia inizio e fine entro i confini tangibili di questo mondo è un’ingenuità. Sapere che tu ci sei oltre non è un capriccio della mia mente; non lo può essere. Più volte il fato mi ha rivelato di Te. La tua presenza velata è radiosa e coincidente da non poter essere equivocata. Eppur ingrata mi dimentico del nostro idillio, della magia che tutto avvolge.

Per noi compressi è difficile cogliere il linguaggio dell’anima e delle stelle, ancor più difficile è per voi interagire con noi, sordi e ciechi dentro.

Non esiste, penserei, un vero e proprio codice linguistico “intergalattico” che Ci unisce, almeno del tipo di quello semantico terreno; piuttosto è l’anima che, vibrando connessa all’Uno, capta il messaggio e lo comunica all’Io, per mezzo di emozioni e sensazioni vergini, istintive, “enteriche”, quelle che bypassano la logica esatta del pensiero razionale… allora sai che ti stai trovando di fronte al mistico. E poi c’è la luce che non è terrena; l’aria, le cose, le persone emanano un alone intenso surreale, una luce proveniente da dentro, non il riflesso di una fonte esterna.

Se solo tenessi presente nel mio incedere costantemente la certezza di te, anche nella sofferenza e nella difficoltà mi riscatterei ogni volta col sorriso e la grazia della fede.

Perché la conferma di te è la conferma di un mondo celeste, che seppur remoto, esiste a dispetto di ogni umano scetticismo.

Tu sei l’eternità, la mia eternità, la mia ancora, il mio ancora… e vivo per quell’attimo di amore eterno che non ha rivali…

 

P –       Non pretendere ciò che non è umanamente comprensibile. Restare connessi consapevolmente con l’inconcepibile inverosimile richiede un esercizio psichico costante, arduo da coltivare in ambiente terreno, estremamente esposto a sollecitazioni energetiche destabilizzanti di dubbia natura parassita. Difficile è restare presenti a sé stessi, custodendosi integri, senza lasciarsi corrompere, confondere o imbrigliare dal flusso di queste energie ristagnanti, alienanti, coercitive e centripete, che si muovono in un terreno a loro favorevole. Sono le energie mortali caduche che si contrappongono a quelle vitali risorgive.

L’anima in pellegrinaggio resta connessa all’Uno; ogni essere vivente lo è, almeno inconsciamente. Ma l’Io radicato a terra, immerso dentro un corpo materico, circoscritto da altri corpi materici di lenta vibrazione, fa fatica a risvegliarsi ogni mattina con il sole nel cuore. Quando accade è presente a sé stesso nel mondo, tanto da poter sentire il calore di un raggio di luce, capace di attraversare l’etere, i sentieri delle stelle, e giungere dritto dritto al cuore degli umani.

O mia divina, la strada del successo è costellata di soli, insieme a notti senza luna. Con umiltà procedi degna di ciò che sei. Più che il ricordo di Me, tieni presente le tue origini, chi sei nel profondo, e porta con fierezza la tua corona.

Noi ci apparteniamo da sempre e sempre così sarà, al di là dei nostri sonni. Non preoccuparti per noi, io ti aspetto e ti guardo con gli occhi dell’amore eterno.

 

ti cwtch🌹

 

Foto di PublicDomainPictures da Pixabay.

 

«angelo se esisti, ti conosco da prima…?»

Tu sai già, nel tuo profondo, in fondo, ch’io sia a te…

Oh mia Diletta, l’anima è di passaggio nella condizione umana. Da dove viene e verso dove sta andando, a volte tornando, è un mistero della fede… sebbene molti in transito sulla Terra intuiscono una continuità esistenziale che trascende gli umani confini.

La continuità esistenziale è anche continuità spazio, tempo e densità.

Densità è la compostezza dell’Essere, soggetta a perpetua metamorfosi evolutiva, assumendo a ogni “turnover” la profondità e l’intensità vibrazionale della dimensione di destinazione.

L’Essere è uno, dotato di specifico ordine intrinseco, immacolato e originale; tuttavia non è un sistema chiuso e isolato: è immerso in un macro-insieme, analogo alle scatole cinesi, che si allarga all’infinito. E’ una coesistenza e comunanza vibrazionale, interagente all’unisono, che determina e salvaguarda l’eternità di Tutto ciò che è, il continuum Divenire espansivo, sia a livello del singolo che dell’intero complesso.

Tutto è sintonizzato al tutto e il tutto a ogni suo componente, per cui gli esseri dell’universo si conoscono, più o meno direttamente, gli uni con gli altri:

 

𝒸ℴ𝓃ℴ𝓈𝒸ℯ𝓇𝓈𝒾 𝓃ℯ𝓁 𝓈ℯ𝓃𝓈ℴ 𝒹𝒾 𝒶𝓅𝓅𝒶𝓇𝓉ℯ𝓃ℯ𝓇𝓈𝒾,

𝒸𝒽ℯ 𝓃ℴ𝓃 𝓋𝓊ℴ𝓁 𝒹𝒾𝓇ℯ 𝓃ℯ𝒸ℯ𝓈𝓈𝒶𝓇𝒾𝒶𝓂ℯ𝓃𝓉ℯ 𝓂𝒶𝓃𝒸𝒶𝓇𝓈𝒾…

 

In particolare, ogni “squadra angelica” opera in perfetta sinergia. I vari membri sono naturalmente compatibili tra loro e affini al prescelto. Un affiancamento di successo presuppone di base una totale e perfetta conoscenza tra le parti interessate, ovvero rispondenza e intesa.

… in più, sì! Può esserci tra l’angelo e il suo protetto un legame elettivo profondo, che va oltre il mandato in sé.

 

ti cwtch🌹

 

Foto di ThePixelman da Pixabay.

 

Nel nostro cammino facciamo continuamente conoscenze. Mi riferisco a persone ma anche idee ed esperienze. Alcune le facciamo nostre, altre le cestiniamo. Comunque tutto è preziosa opportunità per evolverci in consapevolezza e avvedutezza.

Di fronte a impressioni e informazioni, vissute direttamente sulla propria pelle, è spontaneo prendere una posizione, avvalendosi della propria lungimiranza. Più complesso è scandagliare le profondità di induzioni che non possiamo saggiare. Tuttavia porsi aperti e flessibili verso l’impalpabile permette di cogliere ciò che risuona nella nostra anima, di sviluppare una fede intima veramente sentita, nonché l’espressione originale autentica del Sé.

Nel mio avanzare ho conosciuto la teoria mistica per cui scegliamo i genitori in base al nostro intento d’incarnazione. È una visione delle cose che difficilmente lascia indifferenti, soprattutto se il rapporto è conflittuale. Inizialmente l’ho archiviata nel mio limbo conscio. Col tempo l’ho fatta propria, seppur in fondo, in fondo, mi sono riservata una porticina di fuga…

Se tutto è parte di un disegno superiore ben preciso, ci può stare che non sia l’estro di Madre Natura a decidere la progenie. Da qui ad accettarlo, però, c’è un po’ di “autostrada” da fare, laddove le relazioni parentali sono poco idilliache. Anche se, proprio nei casi di disagio, sarebbe utile valutare questa prospettiva. La percezione della situazione in sé naturalmente si capovolgerebbe e avrebbe il riscontro positivo di indurre a nuovi spunti di riflessione: la persona nel ruolo di figlio si dà la possibilità di comprendere e quindi fortificare le proprie vulnerabilità, di assumersi le proprie responsabilità e di coltivare la virtù della compassione insieme all’assenza di giudizio.

I genitori, nel bene e nel male, presenti o no, comunque vada, condizionano la nostra esistenza in modo determinante. Indipendentemente dalla loro personalità, giocano un ruolo fondamentale e decisivo. A livello ideale ci si aspetta da loro amore incondizionato e sostentamento, almeno fin quando non è raggiunta la maturità dell’autosufficienza. Sono investiti del compito di custodi educatori e maestri di Vita, che prendono per mano accompagnando il figlio sulla cima del promontorio, da cui spiccare il volo in piena libertà e autonomia. All’atto pratico, terra, terra, spesso i legami genitori figli divergono dalle attese, per motivi disparati, con effetti più o meno deleteri, sviluppandosi molteplici dinamiche fin troppo estrose, tante quante la sconfinata variabilità della natura psichica umana. La ragione di tale incongruenza dipende soprattutto, probabilmente, che diventiamo genitori senza esserlo dentro, con il sovraccarico delle nostre vulnerabilità, insicurezze, frustrazioni e mancanze. Sebbene neppure la vocazione autentica ci preserva dalla imperfezione e limitatezza intrinseca alla natura umana. Ed è vero che, in un ordine “normale” delle cose, molto dei genitori si comprende quando lo si diventa.

Dovunque stia la verità, noi figli non siamo solo “vittime” impotenti, succubi passivi nel bene e nel male dell’ambiente in cui nasciamo e cresciamo; anche noi facciamo la nostra parte. Difatti i figli di stessi genitori sviluppano generalmente personalità diverse. Nasciamo con una propria, originale, indole animica, reagendo soggettivamente agli stimoli esterni. L’entourage familiare ci condiziona indubbiamente, ma non a senso unico: l’interazione tra i vari componenti è reciproca e sinergica, si compenetra vicendevolmente.

La realtà circostante ci risponde fungendo da specchio. Esistono molte argomentazioni convincenti e autorevoli sull’argomento. Da questo presupposto, è molto plausibile, considerato il ruolo chiave dei genitori, che la Vita ce li ha messi accanto perché ci aiutino a crescere in auto-consapevolezza, per cui sicuramente ci stanno mostrando qualcosa di noi per noi. In questo contesto poco convince che la combinazione genitori-figli sia una questione di casualità…

Tuttavia le relazioni genitori-figli problematiche non devono essere lette a livello karmico come una punizione o colpa da espiare; bensì come un’opportunità, che, per quanto dolorosa, ci siamo dati col fine di crescere in consapevolezza ed emanciparci a condizioni esistenziali superiori.

Di fronte a eventi drammatici, ad abusi e soprusi di potere, resta umanamente inconcepibile, comprendo benissimo, l’idea che nonostante tutto, in qualche modo, ce la siamo cercata, per un disegno divino superiore che sfugge alla logica umana. Il mio rispetto per la sofferenza di ognuno è totale.

 

𝒮.𝓈𝒾 𝒞ℴ𝓃𝓈𝓊ℯ🗝️ℴ

 

Foto copertina di Sarah Richter da Pixabay.

𝒞𝒽ℯ ℴ𝓁𝓉𝓇ℯ 𝓁𝒶 𝓂ℴ𝓇𝓉ℯ 𝒸’ℯ̀ 𝓁𝒶 𝓋𝒾𝓉𝒶 è un assunto che difficilmente comprendiamo con la logica della mente e possiamo dimostrare a tavolino. Possiamo “solo” accoglierlo da dentro, ponendoci in ascolto incondizionato e sintonizzandoci sulle frequenze silenti dell’anima universale, che tutto abbraccia e ispira.

Sono 𝓁ℯ 𝓋ℯ𝓇𝒾𝓉𝒶´  𝓇𝒾𝓋ℯ𝓁𝒶𝓉ℯ che riconosciamo con l’altro occhio, quello interno; oppure accantoniamo poiché evanescenti, distanti dalle nostre convinzioni; altrimenti rifiutiamo a prescindere, troppo assurde. Diamo loro almeno il beneficio del dubbio… rispettandole in quanto possibili, dal momento che neppure sono verificabili e comprovabili come impossibili. Indubbiamente affascinano per il carattere sublime e arcano, inaccessibile al sapere terreno, trascendendo l’apparenza e la staticità fisica, eppur custodendo l’eternità… Tra queste, ci sono le varie teorie sul fantomatico destino.

Se ci consideriamo quaggiù esseri spirituali in cammino per una precisa volontà evolutiva, la propria missione di vita è la meta da conseguire. 𝒟ℯ𝓈𝓉𝒾𝓃ℴ assume la valenza di “destinazione predefinita”, concordata prima d’incarnarsi in questa dimensione.

Ammesso che siamo eterni e qui “solo” di passaggio per un intento stabilito, è plausibile che ci siamo equipaggiati di un bagaglio e di una cartina stradale. Il bagaglio è l’indole animica e funge da bussola interiore di riferimento per la sopravvivenza; la cartina è una sorta di canovaccio del proprio percorso terreno, costellato di prove da sostenere e di lezioni da apprendere.

Il bagaglio contiene i nostri doni da portare quaggiù, insieme alle risorse, le potenzialità e le virtù da attingere. La cartina è invece paragonabile a un sussidiario, sommario delle mancanze e dimenticanze da integrare e radicare; soprattutto verso sé stessi: questa vita è innanzi un’esperienza individuale volta al successo intimo; in seconda battuta, interagendo con l’altro, compartecipiamo a un gioco di specchi, in cui ognuno è al contempo attore e spettatore, atto sia a mostrare che recepire messaggi subliminali per l’emancipazione spirituale soggettiva e collettiva.

In questo contesto rientrano le varie professioni sul karma, ampiamente discusse con cognizione di causa in ambiti decisamente più autorevoli di questo. Non mi permetto di scendere nel dettaglio, limitandomi a condividere una teoria che considero interessante e che in un certo senso avvalora la tesi della cartina: il karma visto come personale curriculum esperienziale, per liberarsi delle passate sofferenze e frustrazioni, accumulate e soffocate; il rapporto interpersonale come opportunità di scambio sinergico, reciprocamente formativo. Comunque rispondiamo dei pensieri, delle intenzioni, opere e omissioni verso noi stessi e nei confronti dell’altro; anzi proprio nell’assumerci le nostre responsabilità possiamo veramente evincere le prove della Vita, crescere in consapevolezza ed emanciparci.

La cartina rappresenta dunque il tracciato del percorso a ostacoli da risolvere: di lì dobbiamo passare per ottimizzare la nostra performance esistenziale. La mappa non comprende solo il piano di studi, anche il cast del nostro film, di cui siamo protagonisti. Al tempo stesso siamo attori non protagonisti delle commedie altrui, con ruoli più o meno significativi. È un intreccio finemente costruito ad arte, per comporre un gruppo di sostegno, basato su strategie di crescita comuni.

Spesso ho avuto la sensazione che di lì dovevo comunque passare… Agli albori della mia carriera professionale sono mancata a un colloquio di lavoro senza avvisare. Credevo sarei stata cestinata, consapevole di aver dato un’immagine molto discutibile. Tuttora mi è inverosimile: dopo qualche settimana sono stata di nuovo contattata. L’ho interpretato un segno inequivocabile del “destino”.

In tutto questo dove si colloca il sentimento del libero arbitrio, che da sempre riempie e suggestiona gli animi umani? Il libero arbitrio è indubbiamente uno dei capisaldi sacri dell’esistenza universale, su tutti i livelli, che salvaguarda l’incolumità e la sopravvivenza dell’essere in divenire. Di lì dovevo passare, ma come e in quanto tempo ci sono passata è dipeso da me. Sono io che, nel bene e nel male, me la sono giocata, ottimizzando o meno l’esperienza per il mio bene ultimo.

Seguendo queste fila sembrerebbe che la Vita sia essenzialmente un percorso di studi. Scegliamo l’indirizzo, il piano e i compagni di studio; dopodiché scendiamo in campo e ci giochiamo la partita in divenire. Il successo finale dipende unicamente da noi, dalla nostra lungimiranza  e performance.

ℬ𝓊ℴ𝓃𝒶 𝓈𝓉ℯ𝓁𝓁𝒶 𝓃ℯ𝓁 𝒸𝒶𝓈𝓈ℯ𝓉𝓉ℴ💫

𝒮.𝓈𝒾 🦢

 

Foto copertina di Lisa Runnels da Pixabay.

Ore 9,00 arrivo a Stonehenge. Momento ideale, prima che orge di turisti, trasportati da pullman, invadano la biglietteria, costringendo a file assurde e “disturbando” la perfezione surreale e l’armonia eterea di questo luogo senza tempo, né spazio, oltre i confini materici… laddove il mondo concreto s’interrompe, varcando la soglia del sentiero circolare intorno agli enormi massi, ancora straordinariamente e sorprendentemente in piedi sotto il peso millenario dei nostri sguardi increduli e curiosi.

Mentre automobili percorrono indisturbate la statale a pochi passi, esisti solo tu e la sensazione unica di assoluta comunione con il Tutto, che è paradossalmente totale alienazione da tutto ciò che oltre ti circonda, in completo isolamento: se lo sguardo si concentra sulla struttura, tutto il resto per magia cessa di esistere e ti senti tutt’Uno con l’Infinito.

Numerose speculazioni e ipotesi ruotano intorno al mito di Stonehenge, intriso di mistero e leggenda, che certo il luogo non bisogna di presentazione. Di questo sito, prediletto da studiosi e ricercatori, molto è stato detto, molto ancora si continuerà a dire. Qualunque sia l’autenticità storica che si nasconde dietro le sue vestigia, probabilmente come spesso accade, un po’ della sua verità sta in tutte le teorie postulate sul suo conto e in nessuna di queste. Tuttavia, in un mondo dove tutto è relativo, sarebbe fuori da questo contesto schierarsi da una o dall’altra parte, lasciandosi andare a deduzioni fondamentalmente fini a sé stesse. Sicuramente, ivi si concentra un campo di “energie sottili” d’insolita e “superiore” intensità vibrazionale, in cui mente, corpo e spirito si rigenerano, recuperando uno stato psico – fisico di equilibrio e armonia interiore. Che ci sia il sole, che ci sia il vento, la pioggia o le nuvole, Stonehenge è un portale d’accesso ad altre dimensioni, dove la realtà circostante svanisce di là della nostra percezione, dove è possibile trascendere la nostra condizione terrena e ricongiungersi con l’Assoluto, con ciò che è oltre l’apparenza della finitezza materica…

Luogo di passaggio, espressione dell’Essere nel suo divenire verso il ricongiungimento con Dio. Qui passato e futuro si fondono nell’attimo presente che è Eternità senza confini spazio-tempo, creandosi un varco che annulla le distanze.

Luogo estrinsecazione dell’essere uomo nel suo temporaneo transito terreno, della morte come accesso ad altre estensioni dell’esistenza, come metamorfosi che è divenire, che è ricongiungimento con ciò che di più profondo e divino alberga in noi, che è ritorno all’impulso madre primordiale di massima e totale potenza creativa, laddove la relatività dell’Essere si dissolve, ritornando tutt’Uno con l’Assoluto, attraverso il processo evolutivo di Comunione, Comprensione, Compassione.

La vicinanza della strada e le dimensioni ridotte dei massi rispetto ai grandangoli, cui da sempre ci hanno abituato le immagini e le riprese dei documentari, creano un attimo d’iniziale delusione, mista a scetticismo, subito dimenticata nel momento in cui ci s’incammina lungo il perimetro del monumento, stregati da un indefinibile magnetismo che ivi si sprigiona, in questo luogo dove pare concentrarsi, con particolare intensità e vigore, forze della Natura, sottili sinergie superiori, che ancora oggi sono avvolte dal mistero. Questo luogo etereo si allontana a sud dai paesaggi romantici dell’East Midland… tuttavia chi non può tornarvi in altro tipo di viaggio, magari più incentrato sulla costa, è comunque da non perdere, almeno una volta nella vita, per l’irripetibile e unica sensazione di profonda, intensa, unione e pace con ciò che di più grande, immenso e sconfinato è oltre la nostra piccola dimensione e condizione terrena.

 

𝒮.𝓈𝒾 𝒞ℴ𝓃𝓈𝓊ℯ🗝️ℴ

 

Foto copertina di 10727361 da Pixabay.

«angelo se esisti, tutti abbiamo un angelo custode?»

Potenzialmente, per volontà superiore, è così. Quanti e quali dipende dall’indole e missione dell’anima in cammino.

Molti epiteti avete attribuito a noi e alla nostra opera. Sostanzialmente angelo custode è attributo compito, poiché, nonostante le molteplici nostre nature e diversità, nell’atto siamo messaggeri tutori. Messaggeri, nel senso d’infondere luce che rivela; tutori, nel senso di proteggere.

“Potenzialmente” rispondo, poiché ogni incarnazione, sebbene si confaccia secondo regole supreme, è unica e improntata specificatamente sulla compagine dell’anima discendente. Per cui può accadere che alcune anime di particolare levatura, origine e disegno d’incarnazione, non “bisognano” di una squadra angelica assettata di supporto; oppure sono confortati da presenze alate che svolgono più un ruolo di collaborazione alla pari…

Sebbene, di norma, ogni essere umano è guidato da Spiriti di potere sinergici. Hanno molteplice diversa morfologia, in modo da ottemperare a tutte le risorse e virtù innate del prescelto. Soprattutto sono funzionali all’intento per cui l’assistito ha scelto d’intraprendere un cammino terreno.

ti cwtch🌹

 

Foto di Gerd Altmann da Pixabay.

 

»𝒯𝓊𝓉𝓉ℴ 𝒹𝒾 𝓂ℯ ℯ̀ 𝒾𝓁 𝒻𝓇𝓊𝓉𝓉ℴ 𝒹ℯ𝓁𝓁𝒶 𝓂𝒾𝒶 𝒸ℴ𝓃𝓈𝒶𝓅ℯ𝓋ℴ𝓁ℯ𝓏𝓏𝒶 𝒾𝓃 𝒹𝒾𝓋ℯ𝓃𝒾𝓇ℯ.«

È comune affermarlo, non so quanto accolto nel profondo. Di molte cose ci pieniamo la bocca, sebbene dimostriamo tutt’altro…

Fin quando resteremo ancorati all’esterno, attribuendo fuori di noi la causa dei nostri mali, resteremo sempre impantanati nei nostri loop mentali, continuando ostinatamente a battere le ginocchia sullo stesso gradino.

La vita non si risolve pretendendo che il mondo cambi a nostro piacimento, bensì assumendoci la responsabilità di noi stessi e della nostra esistenza.

Rispondere pienamente di sé stessi presuppone un grande atto di 𝓊𝓂𝒾𝓁𝓉𝒶’. Realizzare vuol dire al tempo stesso accettare. Tuttavia resta 𝒾𝓁 𝒸ℴ𝓂𝓅𝒾𝓉ℴ 𝓅𝒾𝓊’ 𝒹𝒾𝒻𝒻𝒾𝒸𝒾𝓁ℯ, 𝒶𝒷𝒷𝓇𝒶𝒸𝒸𝒾𝒶𝓇𝓈𝒾.

Che ogni nostra scelta è dipesa dallo stato di consapevolezza e autostima del momento è la prospettiva favorevole per intraprendere un vero cammino di conoscenza interiore, in cui ci prendiamo per mano e proseguiamo sulle nostre gambe. Condizione questa favorevole per fortificarci, per emancipare molte paure e vulnerabilità. Cosicché possiamo crescere davvero dalle esperienze, dando il meglio di noi stessi, e possiamo avanzare nel processo di purificazione spirituale.

Quando giungo a una consapevolezza espansa è naturale sviluppare una sana e propositiva considerazione dell’altro. Verso me stesso, invece, accade che sono decisamente meno compassionevole, specialmente se manco di un forte senso di dignità e sano amor proprio, che tutelano, sostengono a considerare il tutto un’occasione di grande crescita.

I successi sono consolidamento, conferme; le avversità sono arricchimento, opportunità di crescere in auto-consapevolezza. Questo più o meno lo mastichiamo, anche se di fronte a porte chiuse d’acchito tendiamo a battere i piedi…

Quando il passato con il suo retrogusto amaro si fa beffa del nostro crescere in consapevolezza, comprensione e compassione, dovremmo scendere nelle nostre viscere laddove si annidano le ferite.

Lasciare andare completamente il passato, arricchiti da esso, è liberarsi nel profondo della sofferenza vissuta, che percepiamo come subita, aspettando un riconoscimento da parte dell’altro, purtroppo spesso invano. La compassione, nel suo valore eccelso, dell’altro sarebbe preziosa per il processo di rinascita, ma sarebbe ingenuo confidare in ciò e comunque non sufficiente. L’unico potere che abbiamo, lo si sa, è “salvare” noi stessi. Il processo di crescita è capacità di mettersi in discussione, prendendosi le proprie responsabilità; un processo intimo, in prima persona, di profondo raccoglimento, volto alla comprensione, accettazione e compassione autentiche.

Prendermi cura delle lacrime ingoiate è innanzitutto riconoscermi il dolore e il merito di averlo sopportato: è un grande atto di amor proprio e, cosa difficile, assenza di giudizio, sia verso me stesso che verso gli altri. La resilienza è abbracciarmi e prendermi per mano, accompagnandomi nel presente, da dove proiettarmi verso nuovi orizzonti.

ℒℯ 𝓁𝒶𝒸𝓇𝒾𝓂ℯ 𝒹𝒾𝓋ℯ𝓃𝓉𝒶𝓃ℴ 𝒹𝒾𝒶𝓂𝒶𝓃𝓉𝒾

𝒸𝒽ℯ 𝒷𝓇𝒾𝓁𝓁𝒶𝓃ℴ 𝒾𝓃 ℴℊ𝓃𝒾 𝓂𝒾ℴ 𝓈ℴ𝓇𝓇𝒾𝓈ℴ.

È comodo delegare la nostra felicità, anziché prendere le redini della nostra vita; tuttavia la prima strada, apparentemente asfaltata, conduce al nulla, mentre la seconda, sicuramente tortuosa, porta al successo, alla piena auto-realizzazione.

 

ℬ𝓊ℴ𝓃𝒶 𝓈𝓉ℯ𝓁𝓁𝒶.

𝒮.𝓈𝒾 🦢

 

Foto copertina di Lisa Runnels da Pixabay.

𝘚𝘢𝘳𝘦𝘣𝘣𝘦 𝘶𝘯 𝘮𝘰𝘯𝘥𝘰 𝘮𝘪𝘨𝘭𝘪𝘰𝘳𝘦… in molti, almeno una volta, lo abbiamo pensato, detto e anche ascoltato.
Parafrasando ha un suo perché; tuttavia, migliore rispetto cosa? Rispetto un metro non certo assoluto. Migliore e peggiore sono concetti relativi, dipende dalla prospettiva di osservazione e contestualizzazione.

La perfezione non è di questo mondo essenzialmente duale. Il confine tra progresso e degrado è sottilissimo e fragile. Sarebbe un gioco d’equilibri, ma siamo più bravi a muoverci per estremi.

Sono insofferente al sapere che pende dal piedistallo. Umilmente credo che il fine fondamentale per cui siamo qui è crescere in Consapevolezza. Difatti potremmo parlare di evoluzione progressiva dell’Umanità se fosse scandita da una crescita esponenziale della consapevolezza individuale e collettiva, distinte e al tempo stesso correlate.

Per “salvare il mondo”, ovvero la sua espansione in consapevolezza, bisognerebbe insegnare ai nostri figli ad assumersi le proprie responsabilità, partendo da noi stessi.

La responsabilità di scelta è rispondere dei nostri pensieri, delle nostre intenzioni, opere e omissioni. Presuppone vivere presenti a noi stessi, imparando a conoscerci.
Naturalmente non è unica la via che conduce alla conoscenza; strade diverse possono essere ugualmente maestre, dalla pratica dell’ascesi al mangiare un panino col salame: tutto dipende come lo facciamo, se partecipi, oppure no…
Il fine è giungere a una cognizione di noi stessi concreta, ponderata e onesta. Il passo successivo, accettarci in toto, vizi e virtù, è ovvio; come amarci per quello che siamo e abbiamo, con riconoscenza e gratitudine.
Il terreno è allora fertile per seminare e raccogliere auto-consapevolezza. In questo stato di abbondanza siamo spinti a prenderci cura di noi e a fortificarci, verso un crescente benessere psicofisico performante l’autentica piena auto-realizzazione.

Coltivare l’auto-consapevolezza è risorsa preziosa per una solida autosufficienza, che garantisce una sana considerazione del prossimo e di conseguenza inter-dipendenza, permettendoci di tessere rapporti interpersonali costruttivi e sinceri nel rispetto reciproco.

𝒮.𝓈𝒾 🦢

 

Foto copertina di Ronile da Pixabay