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Simona Silvestri

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Ore 9,00 arrivo a Stonehenge. Momento ideale, prima che orge di turisti, trasportati da pullman, invadano la biglietteria, costringendo a file assurde e “disturbando” la perfezione surreale e l’armonia eterea di questo luogo senza tempo, né spazio, oltre i confini materici… laddove il mondo concreto s’interrompe, varcando la soglia del sentiero circolare intorno agli enormi massi, ancora straordinariamente e sorprendentemente in piedi sotto il peso millenario dei nostri sguardi increduli e curiosi.

Mentre automobili percorrono indisturbate la statale a pochi passi, esisti solo tu e la sensazione unica di assoluta comunione con il Tutto, che è paradossalmente totale alienazione da tutto ciò che oltre ti circonda, in completo isolamento: se lo sguardo si concentra sulla struttura, tutto il resto per magia cessa di esistere e ti senti tutt’Uno con l’Infinito.

Numerose speculazioni e ipotesi ruotano intorno al mito di Stonehenge, intriso di mistero e leggenda, che certo il luogo non bisogna di presentazione. Di questo sito, prediletto da studiosi e ricercatori, molto è stato detto, molto ancora si continuerà a dire. Qualunque sia l’autenticità storica che si nasconde dietro le sue vestigia, probabilmente come spesso accade, un po’ della sua verità sta in tutte le teorie postulate sul suo conto e in nessuna di queste. Tuttavia, in un mondo dove tutto è relativo, sarebbe fuori da questo contesto schierarsi da una o dall’altra parte, lasciandosi andare a deduzioni fondamentalmente fini a sé stesse. Sicuramente, ivi si concentra un campo di “energie sottili” d’insolita e “superiore” intensità vibrazionale, in cui mente, corpo e spirito si rigenerano, recuperando uno stato psico – fisico di equilibrio e armonia interiore. Che ci sia il sole, che ci sia il vento, la pioggia o le nuvole, Stonehenge è un portale d’accesso ad altre dimensioni, dove la realtà circostante svanisce di là della nostra percezione, dove è possibile trascendere la nostra condizione terrena e ricongiungersi con l’Assoluto, con ciò che è oltre l’apparenza della finitezza materica…

Luogo di passaggio, espressione dell’Essere nel suo divenire verso il ricongiungimento con Dio. Qui passato e futuro si fondono nell’attimo presente che è Eternità senza confini spazio-tempo, creandosi un varco che annulla le distanze.

Luogo estrinsecazione dell’essere uomo nel suo temporaneo transito terreno, della morte come accesso ad altre estensioni dell’esistenza, come metamorfosi che è divenire, che è ricongiungimento con ciò che di più profondo e divino alberga in noi, che è ritorno all’impulso madre primordiale di massima e totale potenza creativa, laddove la relatività dell’Essere si dissolve, ritornando tutt’Uno con l’Assoluto, attraverso il processo evolutivo di Comunione, Comprensione, Compassione.

La vicinanza della strada e le dimensioni ridotte dei massi rispetto ai grandangoli, cui da sempre ci hanno abituato le immagini e le riprese dei documentari, creano un attimo d’iniziale delusione, mista a scetticismo, subito dimenticata nel momento in cui ci s’incammina lungo il perimetro del monumento, stregati da un indefinibile magnetismo che ivi si sprigiona, in questo luogo dove pare concentrarsi, con particolare intensità e vigore, forze della Natura, sottili sinergie superiori, che ancora oggi sono avvolte dal mistero. Questo luogo etereo si allontana a sud dai paesaggi romantici dell’East Midland… tuttavia chi non può tornarvi in altro tipo di viaggio, magari più incentrato sulla costa, è comunque da non perdere, almeno una volta nella vita, per l’irripetibile e unica sensazione di profonda, intensa, unione e pace con ciò che di più grande, immenso e sconfinato è oltre la nostra piccola dimensione e condizione terrena.

 

𝒮.𝓈𝒾 𝒞ℴ𝓃𝓈𝓊ℯ🗝️ℴ

 

Foto copertina di 10727361 da Pixabay.

«angelo se esisti, tutti abbiamo un angelo custode?»

Potenzialmente, per volontà superiore, è così. Quanti e quali dipende dall’indole e missione dell’anima in cammino.

Molti epiteti avete attribuito a noi e alla nostra opera. Sostanzialmente angelo custode è attributo compito, poiché, nonostante le molteplici nostre nature e diversità, nell’atto siamo messaggeri tutori. Messaggeri, nel senso d’infondere luce che rivela; tutori, nel senso di proteggere.

“Potenzialmente” rispondo, poiché ogni incarnazione, sebbene si confaccia secondo regole supreme, è unica e improntata specificatamente sulla compagine dell’anima discendente. Per cui può accadere che alcune anime di particolare levatura, origine e disegno d’incarnazione, non “bisognano” di una squadra angelica assettata di supporto; oppure sono confortati da presenze alate che svolgono più un ruolo di collaborazione alla pari…

Sebbene, di norma, ogni essere umano è guidato da Spiriti di potere sinergici. Hanno molteplice diversa morfologia, in modo da ottemperare a tutte le risorse e virtù innate del prescelto. Soprattutto sono funzionali all’intento per cui l’assistito ha scelto d’intraprendere un cammino terreno.

ti cwtch🌹

 

Foto di Gerd Altmann da Pixabay.

 

»𝒯𝓊𝓉𝓉ℴ 𝒹𝒾 𝓂ℯ ℯ̀ 𝒾𝓁 𝒻𝓇𝓊𝓉𝓉ℴ 𝒹ℯ𝓁𝓁𝒶 𝓂𝒾𝒶 𝒸ℴ𝓃𝓈𝒶𝓅ℯ𝓋ℴ𝓁ℯ𝓏𝓏𝒶 𝒾𝓃 𝒹𝒾𝓋ℯ𝓃𝒾𝓇ℯ.«

È comune affermarlo, non so quanto accolto nel profondo. Di molte cose ci pieniamo la bocca, sebbene dimostriamo tutt’altro…

Fin quando resteremo ancorati all’esterno, attribuendo fuori di noi la causa dei nostri mali, resteremo sempre impantanati nei nostri loop mentali, continuando ostinatamente a battere le ginocchia sullo stesso gradino.

La vita non si risolve pretendendo che il mondo cambi a nostro piacimento, bensì assumendoci la responsabilità di noi stessi e della nostra esistenza.

Rispondere pienamente di sé stessi presuppone un grande atto di 𝓊𝓂𝒾𝓁𝓉𝒶’. Realizzare vuol dire al tempo stesso accettare. Tuttavia resta 𝒾𝓁 𝒸ℴ𝓂𝓅𝒾𝓉ℴ 𝓅𝒾𝓊’ 𝒹𝒾𝒻𝒻𝒾𝒸𝒾𝓁ℯ, 𝒶𝒷𝒷𝓇𝒶𝒸𝒸𝒾𝒶𝓇𝓈𝒾.

Che ogni nostra scelta è dipesa dallo stato di consapevolezza e autostima del momento è la prospettiva favorevole per intraprendere un vero cammino di conoscenza interiore, in cui ci prendiamo per mano e proseguiamo sulle nostre gambe. Condizione questa favorevole per fortificarci, per emancipare molte paure e vulnerabilità. Cosicché possiamo crescere davvero dalle esperienze, dando il meglio di noi stessi, e possiamo avanzare nel processo di purificazione spirituale.

Quando giungo a una consapevolezza espansa è naturale sviluppare una sana e propositiva considerazione dell’altro. Verso me stesso, invece, accade che sono decisamente meno compassionevole, specialmente se manco di un forte senso di dignità e sano amor proprio, che tutelano, sostengono a considerare il tutto un’occasione di grande crescita.

I successi sono consolidamento, conferme; le avversità sono arricchimento, opportunità di crescere in auto-consapevolezza. Questo più o meno lo mastichiamo, anche se di fronte a porte chiuse d’acchito tendiamo a battere i piedi…

Quando il passato con il suo retrogusto amaro si fa beffa del nostro crescere in consapevolezza, comprensione e compassione, dovremmo scendere nelle nostre viscere laddove si annidano le ferite.

Lasciare andare completamente il passato, arricchiti da esso, è liberarsi nel profondo della sofferenza vissuta, che percepiamo come subita, aspettando un riconoscimento da parte dell’altro, purtroppo spesso invano. La compassione, nel suo valore eccelso, dell’altro sarebbe preziosa per il processo di rinascita, ma sarebbe ingenuo confidare in ciò e comunque non sufficiente. L’unico potere che abbiamo, lo si sa, è “salvare” noi stessi. Il processo di crescita è capacità di mettersi in discussione, prendendosi le proprie responsabilità; un processo intimo, in prima persona, di profondo raccoglimento, volto alla comprensione, accettazione e compassione autentiche.

Prendermi cura delle lacrime ingoiate è innanzitutto riconoscermi il dolore e il merito di averlo sopportato: è un grande atto di amor proprio e, cosa difficile, assenza di giudizio, sia verso me stesso che verso gli altri. La resilienza è abbracciarmi e prendermi per mano, accompagnandomi nel presente, da dove proiettarmi verso nuovi orizzonti.

ℒℯ 𝓁𝒶𝒸𝓇𝒾𝓂ℯ 𝒹𝒾𝓋ℯ𝓃𝓉𝒶𝓃ℴ 𝒹𝒾𝒶𝓂𝒶𝓃𝓉𝒾

𝒸𝒽ℯ 𝒷𝓇𝒾𝓁𝓁𝒶𝓃ℴ 𝒾𝓃 ℴℊ𝓃𝒾 𝓂𝒾ℴ 𝓈ℴ𝓇𝓇𝒾𝓈ℴ.

È comodo delegare la nostra felicità, anziché prendere le redini della nostra vita; tuttavia la prima strada, apparentemente asfaltata, conduce al nulla, mentre la seconda, sicuramente tortuosa, porta al successo, alla piena auto-realizzazione.

 

ℬ𝓊ℴ𝓃𝒶 𝓈𝓉ℯ𝓁𝓁𝒶.

𝒮.𝓈𝒾 🦢

 

Foto copertina di Lisa Runnels da Pixabay.

𝘚𝘢𝘳𝘦𝘣𝘣𝘦 𝘶𝘯 𝘮𝘰𝘯𝘥𝘰 𝘮𝘪𝘨𝘭𝘪𝘰𝘳𝘦… in molti, almeno una volta, lo abbiamo pensato, detto e anche ascoltato.
Parafrasando ha un suo perché; tuttavia, migliore rispetto cosa? Rispetto un metro non certo assoluto. Migliore e peggiore sono concetti relativi, dipende dalla prospettiva di osservazione e contestualizzazione.

La perfezione non è di questo mondo essenzialmente duale. Il confine tra progresso e degrado è sottilissimo e fragile. Sarebbe un gioco d’equilibri, ma siamo più bravi a muoverci per estremi.

Sono insofferente al sapere che pende dal piedistallo. Umilmente credo che il fine fondamentale per cui siamo qui è crescere in Consapevolezza. Difatti potremmo parlare di evoluzione progressiva dell’Umanità se fosse scandita da una crescita esponenziale della consapevolezza individuale e collettiva, distinte e al tempo stesso correlate.

Per “salvare il mondo”, ovvero la sua espansione in consapevolezza, bisognerebbe insegnare ai nostri figli ad assumersi le proprie responsabilità, partendo da noi stessi.

La responsabilità di scelta è rispondere dei nostri pensieri, delle nostre intenzioni, opere e omissioni. Presuppone vivere presenti a noi stessi, imparando a conoscerci.
Naturalmente non è unica la via che conduce alla conoscenza; strade diverse possono essere ugualmente maestre, dalla pratica dell’ascesi al mangiare un panino col salame: tutto dipende come lo facciamo, se partecipi, oppure no…
Il fine è giungere a una cognizione di noi stessi concreta, ponderata e onesta. Il passo successivo, accettarci in toto, vizi e virtù, è ovvio; come amarci per quello che siamo e abbiamo, con riconoscenza e gratitudine.
Il terreno è allora fertile per seminare e raccogliere auto-consapevolezza. In questo stato di abbondanza siamo spinti a prenderci cura di noi e a fortificarci, verso un crescente benessere psicofisico performante l’autentica piena auto-realizzazione.

Coltivare l’auto-consapevolezza è risorsa preziosa per una solida autosufficienza, che garantisce una sana considerazione del prossimo e di conseguenza inter-dipendenza, permettendoci di tessere rapporti interpersonali costruttivi e sinceri nel rispetto reciproco.

𝒮.𝓈𝒾 🦢

 

Foto copertina di Ronile da Pixabay 

L’Ordine cosmico si esprime attraverso molteplici linguaggi.
Ogni linguaggio universale è un’arte.
L’arte dei numeri è anch’essa espressione della matrice divina e architetta l’Intero esplicandosi in ogni suo piano.

La formula matematica di Fibonacci è la traslazione in alfabeto numerico del meccanismo del Divenire. Il Divenire è il perenne moto espansivo dell’Assoluto.

Il Tutto avanza contemporaneamente, simultaneamente e costantemente. L’Intero comprende anche l’Origine, la condizione precedente al meccanismo del Divenire, da cui il Tutto stesso ha avuto inizio.

All’origine vi è l’Assoluto in perfetto equilibrio statico. Mente intelligente, energia pura ferma su se stessa. È l’Ordine implicito dell’Intero. Si ha un perfetto equilibrio che è stasi concentrata e incentrata su se stessa.

Chiameremmo questa condizione, questa matrice intelligente inconsapevole, quiete assoluta, che è equilibrio armonico, essenza statica perfettamente controbilanciata, inattiva, senza pensiero, senza volontà e soprattutto senza consapevolezza.

L’Ordine implicito semplicemente è ed è eterno in una condizione di non tempo, non spazio, non profondità, non luogo, non pensiero e non consapevolezza.
Si tratta di un enorme al tempo stesso infinitesimo magma energetico statico potenzialmente creativo.

Alla condizione di stasi accentrata sopraggiunge lo stato di Genesi. Fondamento della Genesi è il principio della Contemplazione: Dio incentrato su se stesso, contemplando se stesso, giunge alla piena consapevolezza di Sé, che è il fattore scatenante il Divenire.

La formula matematica di Fibonacci è l’espressione numerica del meccanismo del Divenire universale, che scaturisce dal principio della Contemplazione e che porta alla piena Consapevolezza e quindi alla Genesi. Ne consegue anche il pensiero creativo. Il pensiero in quanto pura energia creativa è implicito nell’atto di osservare.

La successione di Fibonacci è 0 1 1 2 3 5 8 13 21…

0+1=1  1+1=2  1+2=3  2+3=5  3+5=8  5+8=13  8+13=21  13+21=34 …

* “Zero” (Ordine implicito) è componente l’Assoluto in Divenire ma è preesistente al meccanismo del Divenire stesso; infatti l’interazione (somma) dei “numeri in gioco” parte dal risultato “Uno” (Identità Consapevole).

In origine c’è ‘0’. Zero è ‘Dio che contempla se stesso’.
Il principio della contemplazione, insito nell’ordine implicato primordiale, porta alla consapevolezza di sé, quindi all’Uno in quanto identità.
Attraverso la contemplazione di se stesso che conduce alla consapevolezza di Sé, Dio incentrato su se stesso si sdoppia, si scinde, in entità osservata (0) e identità osservatrice (1), proiettando se stesso all’esterno. Ne deriva il principio della dualità (Tao).

‘0’ è Dio in quanto Intero assoluto.
‘1’, il numero della causa prima, è Dio consapevole di sé.
«… l’uno non è un numero bensì genesi, principio e fondamento di tutti gli altri numeri.» (Köbel, 1537)
‘2’, il numero della polarità o separazione, è Tao, formato da due input divini: uno primordiale tendente alla conservazione di Sé in origine e uno consapevole tendente all’espressione ed espansione del Sé.

Dio si specchia in se stesso, si contempla, e osservandosi prende consapevolezza di Sé (0+1=1): Dio diviene anche altro da Sé.
Ne deriva il principio della dualità (1+1=2 in cui 1-1 = 0-rigine), poiché si determinano due forze progenitrici dell’Essere, due input vitali pari e contrari, uno propenso alla conservazione e uno all’espansione.

‘3’, il numero della sintesi completa, rappresenta l’integrazione, che non nega la precedente separazione, bensì la supera, andando oltre la contrapposizione del ‘2’. È il concetto di Dio Uno e Trino. Dio è Uno che prende consapevolezza di sé manifestandosi attraverso l’atto della creazione.

In sintesi…
‘0’ è Origine assoluta.
‘1’ è Genesi.
‘2’ è Dualità.
‘3’ è Spirito divino creativo in divenire (Spirito Santo).
‘5’ è emblema del principio della divinità di tutte le cose. È il numero dell’anima.
‘8’ rappresenta il processo del divenire determinato dalla natura duale dell’esistenza e proteso all’infinito, alludendo altresì all’equilibrio cosmico.
‘13’ è espressione del principio del divenire che si manifesta. È manifestazione non finita ma aperta, dinamica, relativa. È Uno che si manifesta attraverso lo Spirito Santo. ‘13’ è anche 1+3=4 il numero dell’ordine materiale.
‘21’, la perfezione, è il principio della dualità che tende al ritorno all’Uno (2+1=3).

La successione numerica di Fibonacci si esplica in modo che ogni numero in sequenza sia la somma dei due numeri precedenti. È il concetto del Divenire che è processo dinamico in espansione conservando Tutto ciò che è.

Il Divenire comprendendo il ‘passato’ si apre sul ‘futuro’; è una somma che avanza contenendo Tutto ciò che è: la formula di Fibonacci è una successione in progressione, equivale a dire che ogni numero della serie è la somma, integrazione, dei due numeri precedenti e i valori precedenti a sua volta contengono gli antecedenti. Ossia ogni numero della serie contemporaneamente comprende i precedenti ed è compreso dal numero successivo. È il principio fondamentale del Divenire che garantisce la continuità del Tutto.

Il Tutto avanza in espansione contemporaneamente, continuamente e permanentemente in ogni suo elemento costituente: il Tutto è nell’attimo presente.
Ecco perché l’Eternità è nell’attimo presente.

È il principio dell’Eternità nel qui e adesso. Nel qui e adesso c’è il Tutto.

Nella costruzione di Fibonacci ogni numero è un ‘mattoncino’ del grande disegno universale. I mattoncini s’incastrano poggiando gli uni sugli altri. La loro progressione è aperta all’infinito, non ha fine, perché infinita è l’espansione della Vita, che si esplica in moto solo apparentemente caotico, seguendo in realtà un ordine armonico che sovrintende l’interazione delle forze in gioco.

I principi fondamentali che entrano in atto nel meccanismo del Divenire sono il principio della Contemplazione, il principio della Consapevolezza attraverso la contemplazione e il principio della Dualità, che scaturisce dall’osservazione e conseguente sdoppiamento dell’Essere.

La Dualità è un concetto cardine del Divenire, poiché crea quella tensione di forze in gioco che determina il dinamismo. Altrimenti il sistema, che tende all’equilibrio assoluto, ritornerebbe a un perfetto stato armonico di quiete, precludendo l’evoluzione dell’Universo.

Nell’equilibrio statico non ci potrebbe essere la Vita così come noi la conosciamo e intendiamo. L’evoluzione esistenziale necessita di dinamismo, che è dato dall’interazione degli “opposti”.

 

Foto copertina di Casey Pilley da Pixabay

«angelo se esisti, parlami di me…»

Non posso svelarti più di quanto tu abbia appreso su te stessa. Posso solo essere per te un sorriso, un abbraccio, un raggio di sole… parole sussurrate dal vento, perché tu possa ogni volta svegliarti dal torpore e ogni volta riprendere il cammino con maggiore fede e consapevolezza.

Ci sono cose che tu hai scelto; fanno parte del tuo compito d’incarnazione. Tuo è il potere di come viverle. Tuo il potere di comprendere e liberare attraverso di esse la tua anima. Tuo il potere di tornare a casa.

Ogni cammino è individuale, unico, seppur connesso con l’insieme di appartenenza. La tua opera condiziona la tua esistenza ma anche il mondo circostante; a sua volta non puoi pensare che questo non ti tocchi, anzi più vibri alto, più sei sensibile ai suoi turbamenti.

È una questione di flusso, fluire con la corrente, lasciare che tutto sia e scorra, lasciarlo andare senza cercare di controllare. È una rete cosmica di cui sei parte integrante: rispetta che sia e pensa, agisci, secondo tua coscienza per il bene tuo e dell’Altro.

Il mondo si “salva” ognuno facendo la sua parte e ricorda il successo è personale…

 

Foto di Sergei Tokmakov da Pixabay.

 

basta dimenarti. infastidisci il mio dolce far niente.

 

 sono incastrata in una grossa ruga, mi vedi?

 

ti sento…

 

da sotto questa coltre spessa e dura?

 

la coltre è la mia pelle, piuttosto un condensato di tenacia e profonda sensibilità, la mia arma di difesa più arguta.

 

di solito è il contrario…

 

è il contrario per chi confonde i punti di forza per debolezze.

 

parli bene tu… sei un gigante, talmente gigante…

 

piccolo no davvero, ma tu devi essere minuscola ai minimi termini… per quanto la tua voce sia stridula e le tue zampe zampettanti.

 

ti prego non schiacciarmi.

 

perché dovrei? quando puoi semplicemente volare via.

 

l’avrei già fatto di corsa, se solo avessi le ali…

 

usa le zampe allora per scendere dal mio muso! 

 

scenderei in un baleno, se solo sapessi come liberarmi e dove andare…

 

dove devi andare senza il tempo di fare conoscenza?

 

io ho da fare, fare e ancora fare! se non finisco il mio lavoro entro il calar del sole, è la fine per me, hai capito? mi devi aiutare a uscire di qui.

 

ah, io ti aiuterei volentieri… mi basterebbe uno starnuto per buttarti giù, ma non so se in realtà ti conviene…

 

in che senso?

 

nel senso che faresti un tuffo in piscina. sai nuotare?

 

scherzi? io sono una formica… io e l’acqua quasi non ci conosciamo neppure di vista!

 

sei una formica? allora esistete davvero?

 

divertente, peccato che io non mi diverta affatto… e tu chi sei? un mammut estinto?

 

sono un ippopotamo.

 

mamma mia! meno male che non ti vedo, sennò sai che spavento!

 

lo spavento è reciproco.

 

mi puoi aiutare?

 

e come?

 

puoi andare sulla terra ferma e farmi scendere… per esempio allargando le tue enormi fauci a toccare terra…

 

adesso?

 

sì! ti ho detto ho già perso troppo tempo!

 

anche il mio tempo è prezioso e per il momento non ho intenzione di ritirarmi dal mio sonnecchiare pomeridiano.

 

ma io non posso aspettare! sarebbe la fine!

 

la fine di cosa? della tua vita!

 

in un certo senso sì. io so solo lavorare, lavorare, lavorare, e quando abbiamo finito con le scorte alimentari, è già tempo di cacciare, se non ci sono guerre di mezzo che incasinano tutto.

 

se una volta ti fermi, cosa può succedere di drammatico?

 

io sono un semplice soldato che sa fare bene il suo lavoro. mi riconosco solo nel lavoro e altro mi sentirei perso. se poi perdessi pure il mio posto tra i compagni, sarebbe proprio la fine, non saprei più chi sono. non posso fermarmi, vorrebbe dire restare solo con me stesso e non avrei alcun argomento di cui parlare.

 

capisco. il tuo problema è davvero grave. ti aiuto a scendere. sono più leggero e libero io di essere e muovermi con la mia mole mastodontica e impacciata, che tu con il tuo corpicino performante e le tue agili zampine. e c’è più pienezza nel mio meditare che nel tuo accumulare. se poi un giorno vorrai imparare a nuotare… sai dove trovarmi!

 

s.si

 

Foto copertina di Comfreak da Pixabay 

Viviamo in un mondo a colori relativo, ordinato dal principio del libero arbitrio e dal potere creativo del pensiero, in cui tutto è vero e il contrario di tutto, dipendentemente dal punto di vista e dalla prospettiva di osservazione, la cui natura definisce la realtà.  La verità assoluta non è di questo mondo. La realtà ha una connotazione soggettiva. Dunque, paradossalmente, qualsiasi teoria avanzata a esplicare il significato profondo della “successione di Fibonacci” assume un valore relativo più o meno potenzialmente corrispondente alla verità assoluta, che comunque nella sua interezza resta un mistero “per noi comuni mortali”…

Indubbiamente prendere coscienza dell’accezione poliedrica magica e geniale, emblema di armonia assoluta, propria della “successione di Fibonacci”, è già di per sé l’ennesima conferma per l’animo umano di non essere solo, ma parte di un disegno divino di suprema bellezza e perfezione.

 

In principio c’è il Nulla, non nel senso di assenza di vita, ma nel senso di vita inconsapevole.

Il signor Nulla è incommensurabile, impalpabile e indefinibile. Vive “tutto solo” ignaro sia di essere che di esistere. In un angolo dell’universo sconosciuto semplicemente ‘dorme’, sprofondato su sé stesso in uno stato sospeso di non vita e in una condizione di alienazione statica.

Il signor Nulla è pura energia dormiente e al tempo stesso è potenziale energia creativa inconsapevole della propria potenzialità di esistenza. In questa condizione di ‘letargo’ accade qualcosa di sorprendente. L’energia potenziale di creazione, coesistendo, determina una tensione e nella mente del signor Nulla scaturisce una scintilla che diviene luce, che diviene sogno. La scintilla di luce accende una visione…

Il signor Nulla ‘vede sé stesso’, destandosi dallo stato dormiente.
È stupefatto. Chi è? Dove si trova? Cosa succede?
Improvvisamente è in uno stato di coscienza alterata, quando una persona si risveglia da un lungo coma e, frastornata, confusa, non ricorda niente di sé stessa, non sa chi è e non sa dove si trova.

Il signor Nulla è magma primordiale di energia vitale che, coesistendo su sé stessa, entra in ebollizione, verificandosi uno stato di tensione vitale. Il conseguente risveglio spinge il signor Nulla alla contemplazione di Sé, giungendo alla consapevolezza di Sé. Non è più il signor Nulla ma diviene il signor Uno.

Contemplando sé stesso, il signor Uno vede riflesso sé stesso come in uno specchio, determinandosi un rapporto di dualità.
L’Uno si specchia e vedendosi riflesso diventa duale, quindi proietta sé stesso all’esterno.

Lo stato di proiezione all’esterno e di consapevolezza produce una forza travolgente, il bisogno di espressione, che porta all’espansione e alla manifestazione.
Ecco che il signor Nulla divenuto il Signor Uno comincia a creare un Mondo a sua immagine e somiglianza, che non è che l’espressione di Sé. Nella sua mente prendono forma i pensieri che accendono un Universo. È un meccanismo in espansione e continua crescita.

Il signor Uno diviene Due, diviene Tre, diviene Universo, diviene Infinito, attraverso il meccanismo del Divenire, che è manifestazione espansiva protesa all’Infinito.
La manifestazione dell’Infinito tende contemporaneamente a ritornare all’Uno… Tende all’Unità e comprende l’Unità senza però mai raggiungerla completamente, altrimenti si ripristinerebbe lo stato primordiale…

La formula di Fibonacci è emblema delle fondamenta del Principio di Tutto ciò che è.

 

(vedi articolo successivo «0+1= Φ»)

 

Foto copertina di Garik Barseghyan da Pixabay

«angelo se esisti, gli angeli s’innamorano?»

Sorridono come adesso io con te.

L’Amore è un sentimento universale, è principio e fine, vibrando a molteplici livelli incommensurabili d’intensità e purezza, secondo il piano e la dimensione di esplicazione.

Sperimentate molte forme d’amore. Lo stesso è per noi. Cambia il grado di consapevolezza, incontaminatezza e onorevolezza.

Anche noi ci innamoriamo, nel senso che intendete voi; quando accade è per sempre. Il nostro innamorarsi è un incipit apocalittico. Univoco, incontrovertibile e immanente. Eterna presenza, anche se ancora non è e attende il suo momento divino.

L’amore nostro non promette, né tradisce, poiché assoluto; azzera le distanze e ignora le diversità; non giudica, né pretende; è libertà sublime che lascia andare e sa restare nel silenzio.

È spontaneamente fedele, poiché vorrebbe dire morire dentro lentamente.

Mi riferisco all’amore di due anime integre ma concordi, destinate dalla nascita a divenire una sola casa sulle sommità dell’Universo.

 

 

«angelo se esisti, come posso io proteggermi dagli sguardi indiscreti e insidiosi?»

Maggiore è la consapevolezza che hai di te stesso, maggiore il tuo potere di proteggerti, poiché ti permette di conservarti vigile e percepire moti di energie ambigue dirette a destabilizzare il tuo stato armonico.

La consapevolezza di te ti permette oltremodo di riconoscere il tuo valore e la tua forza di volontà, ovvero le tue capacità di resilienza, di perseveranza e di determinazione. Puoi affrontare in modo ottimale per il tuo massimo bene e la tua incolumità le avversità. Puoi usare le tue doti e le tue risorse al meglio, non lasciandoti cogliere di sorpresa dalle tue vulnerabilità. Anzi, quest’ultime, man mano che crescerai in auto-consapevolezza, assumeranno progressivamente una luce diversa ai tuoi occhi, fino a sentirle parte integrante di te: non le percepirai più come debolezze, bensì tue qualità innate, che bisognano solo di essere canalizzate nella giusta direzione e applicazione. Vulnerabilità si rivelano caratteri intrinseci da fortificare in quanto tratti distintivi della tua natura profonda, origine animica. Per esempio l’innocenza diviene segno di purezza, altezza, incontaminatezza e vibrazione eccelsa che si avvicina alla fonte…

Più vibri alto, più sei suscettibile di attacchi esterni, ma più sei consapevole di te, più sei integro e pertanto capace di proteggerti, di salvaguardare la tua bellezza autentica personale.

Se l’affronto è diretto specificatamente a te, tu hai il diritto e il dovere di difenderti e proteggerti, senza per questo mancare al principio del libero arbitrio. Sei la parte lesa, spetta a te neutralizzare l’attacco e chiudere il cerchio a livello energetico: è compito, onere, tuo tutelarti, recuperando uno stato di stabilità.

Comunque ai fini della tua domanda, come poterti difendere da abusi energetici, è bene sapere che sei pienamente al sicuro rispondendo in prima persona con intento di rompere l’”incantesimo” e scioglierti da esso… dopodiché l’energia madre di tutto ciò che è vede e provvede a ristabilire la quiete suprema.

 

Foto di Free Photos da Pixabay